Università di Ferrara Facoltà di Architettura




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Università di Ferrara - Facoltà di Architettura

Anno 2002/2003 - Docente: Arch. Carlo Mambriani

Storia dell’Architettura Contemporanea


Il corso si propone di fornire i basilari strumenti storico-critici e bibliografici per l'analisi e la comprensione dell'architettura contemporanea tra XVIII e XX sec. Il corso si divide in due parti, nella prima parte si farà un riassunto generale della Storia dell’Architettura fino all’epoca argomento del nostro corso. La valutazione finale consisterà in una prova orale (con richiesta di elementari esemplificazioni grafiche), inerente un tema a scelta approfondito su bibliografia segnalata dalla docenza durante il corso e in generale gli argomenti trattati nel corso. Gli studenti che non potessero frequentare dovranno dimostrare una buona conoscenza generale del programma, utilizzando la manualistica e almeno due testi monografici da concordare preventivamente con la docenza.

Piramide a gradoni di Zoser, Saqqara

E’ il primo “edificio” dell’umanità, ovvero una delle prime strutture dell’edilizia specialistica. Per alcuni storici è addirittura il focolare che potrebbe essere considerato il primo edificio, in quanto è il primo che ha condizionato l’ambiente umano, descrivendo una spazio artificiale attorno al quale si riuniscono gli uomini. Le pitture rendono le caverne il primo spazio antropico. Per altri storici bisogna invece aspettare la costruzione di dolmen e architravi, ovvero volumi-spazi costruiti dall’uomo. Spostandoci alle città, osserviamo una spazio comune di abitanti, un’unione che avviene in un momento particolarmente favorevole per la presenza di un surplus produttivo, e osserviamo le prime forme di stanziamento. Civiltà e città hanno un origine etimologica comune, civitas. Possiamo osservare che l’aggregazione urbana e la civiltà, intesa come codice di regole-normative, vanno di pari passo. I vantaggi della vita comune sono indubbi: definendo regole e poteri comuni, si rende possibile il controllo dei mezzi di produzione, e la distribuzione degli uomini su di una scala gerarchica, con meccanismi che secondo alcuni storici sarebbero riscontrabili anche in molti animali. Ciò non vuole essere la giustificazione biologica dell’ingiustizia sociale, ma solo la testimonianza che nel nostro patrimonio genetico esiste la possibilità che alcuni umani siano più adatti a determinate funzioni e meno ad altre. Questa piramide può appunto esemplificare la stratificazione sociale della società. Era circondata un muro imponente, con molte finte porte, ed era rivestita di lastre calcaree. Nella storia dell’Arte abbiamo molti esempi di strutture a spirale come la torre di babele, che sono la testimonianza della scomparsa delle prime civiltà come quella babilonese e mesopotamica. Si può rileggere la bibbia attraverso quest’ottica (dell’architettura), ed è stimolante notare come Caino sia il costruttore di città, e non Abele, rappresentate il mondo pastorale che sta scomparendo. La piramide si ricollega a quelle architetture che dall’altra parte del mar Rosso avevano fornito l’ispirazione. Ci sono diversi misteri a tal proposito, come di un’innovazione tecnologica che non si sa spiegare. Dopo millenni di costruzione con l’argilla, si passa ai blocchi di pietra. In Egitto si poteva usare e l’una e l’altra, e si è scelta quest’ultima. Di questo periodo vediamo anche un’intera città funeraria, con edifici che non funzionano ma sono solo rappresentazioni di loro stessi, fatta costruire dal re Joser. Di questo recinto funerario ci resta un’informazione importante, il nome dell’architetto Imothep. E’ un medico, uno scienziato ministro del faraone, il primo architetto di cui si conosca il nome, l’opera e la storia. Il primo architetto che si sia firmato, che ha saputo fare dei balzi nel sapere contemporaneo, tanto che è stato divinizzato (processo non raro nelle società che stiamo descrivendo) come il faraone, e si trova traccia secolare del suo culto.


Piramidi di Giza

Sono un’evoluzione di quelle a gradoni, e sono una delle sette meraviglie del mondo. Una volta non più rispettate persero tutte le lastre levigate, col vertice dorato, testimoniante il collegamento col mondo celeste: in punto solo, più in alto possibile verso il cielo. E’ la spazializzazione di un concetto sociale. Le piramidi rappresentarono anche lo sforzo generale dei contadini per onorare la loro religione. E’ difficile chiamarli edifici, ci sono solo poche camerette e cunicoli, con particolare attenzione a difendere l’incolumità dei faraoni defunti. Quindi non architetture, ma sculture giganti, montagne artificiali, che disegnano l’ascensione sociale e la protezione per il faraone.


Complesso della Valle dei Re

La regina Ascensug, della 18° dinastia, riesce a spodestare il marito ed i sacerdoti. Il suo compagno viene elevato a ministro e sepolto sotto di lei in una piramide sepolcrale minore. La valle dei re bene si prestava ad essere scavata e lavorata. Il complesso viene prodotto terrazzando un pendio naturale, con piane collegate da rampe d’accesso, e un’assialità tipica della cultura egizia, rappresentate il Nilo. Si potrebbe dire che sia una mentalità basata sulla linea “naturalmente”, quella di una civiltà che tutti gli anni con le piene del Nilo, era costretta a tracciare i confini dei campi. Questo ha reso gli egizi grandi esperti di agrimensura e di rilievo. Le forme sono particolarmente impressionanti, perché diversi secoli prima anticipano quelle che troveremo nella Grecia arcaica e neoclassica. Vediamo un’architrave con modanature variamente sezionate, colonne scalanate, capitello e trabeazione tripartita.


Valle di Luxor

Non solo tombe, ma costruirono anche luoghi di culto. Assistiamo alla nascita di templi, contenenti i simulacri delle divinità. Con questa assialità di sfingi si entrava in processione, in un ambiente sempre più esclusivo, con camere dove potevano entrare solo i sommi sacerdoti, in occasione di grandi feste, banchetti, offerti alla “statua”. Sono sempre articolati su un’unica spina che corrisponde al percorso della processione. Le colonne erano alternate con delle statue, per dare l’idea di un muro pieno, ed affrescate con colori vivaci.


Civiltà Minoica

Si sviluppa sull’isola di Creta, e presenta “modalità” molto diverse da quelle egizie. E’ una religione basata su una divinità alata ed un toro come simbolo di forza, protagonista delle tauromachie. I vari miti che conosciamo, sono idealmente ambientati anche nel Palazzo di Cnossos, e si possono interpretare come un’epopea in cui i greci riescono ad affrancarsi dall’influenza cretese. Anche se le tesi recenti giustificano la fine della civiltà con un evento catastrofico (vedi Atlantide, i cui resti si troverebbero nell’isola di Cantorini). Era una città assolutamente non fortificata, che si basava sul controllo del mare e non aspettava nemici, con grandi magazzini e granai per il controllo del commercio. Sir Arthur Evans ricostruisce alcuni resti in maniera un po’ decò. Le colone sono rastremate dall’alto verso il basso, ed il capitello ha abaco ed echino. Questa civiltà produce anche interni affrescati molto raffinati, con decorazioni animali, dietro ad un trono molto basso, alto poco più dei sedili vicini, testimonianza di un sovrano particolarmente democratico, vicino ai suoi ministri.


Civiltà Micenea

E’ certamente più bellicosa di quella minoica. Costruisce mura ciclopiche a secco, la stessa fortezza di Micene è un villaggio fortificato a cui si accede attraverso la porta dei Leoni (parte importante del poema omerico). E’ una porta in fin dei conti molto piccola, anche se la costruzione la rende colossale. La portanza è garantita dallo spessore dell’architrave (sintomo che l’architetto aveva capito la distribuzione dei pesi) la trave è più spessa al centro, sotto la decorazione dei leoni, che è solo una lastra costituente uno pseudo-arco. La colonna su cui poggiano i leoni nella decorazione, simile a quelle di Cnosso, testimonia una derivazione delle forme verso nord, e questa colonna posto al centro (a differenza delle divinità femminili cretesi) ci fa vedere che l’architettura viene posta al centro come una divinità. Nella tecnica di scultura c’è una prima comparsa di quello che potremmo definire un ordine applicato, con una colonna di funzione solamente decorativa. Alcune costruzioni interne erano simili a dei grandi cerchi di pietra, come figura magica di protezione, oltre che una forma poco dispendiosa energicamente. Bisogna sempre pensare alla simbologia delle forme spigolose e curve, in riferimento ai mondi immaginari ai quali rimandano. Qui a Micene le forme convivono, in quel che resta del Megaron: è sicuramente di pianta quadrata osservando la disposizione delle colonne, ed ha un microcortile con sfogo per il focolare. Questa è una soluzione particolarmente razionale, per cucinare e ritrovarsi all’interno della comunità, per areare e illuminare, che ritroviamo spessissimo nell’area mediterranea. Intorno al Megaron ci sono dei locali di cui non conosciamo l’esatto uso, indicativamente venivano utilizzati dai vari componenti della famiglia. L’altro accesso alla città, o “uscita di sicurezza”, è un percorso attraverso le mura col principio della pseudo-volta, che produce un volume prismatico. Usciti dal recinto della città, ci sono dei grandi tumuli funerari, grandi ammassi di terra sopra una struttura in pietra, con corridoi, come quello del tesoro di Atreo, rinvenuto da Heinrich Schliemann. All’interno della prima tomba, che era la più importante e quindi identificata con quella di Agamennone, c’è una grande pseudo-volta conica. Nella tomba a tumulo è presente una continuità col mondo egizio. Questa muratura rispetto alle grandi barriere acquista una certa regolarità, con una posa pseudo-isogona (ovvero con una condizione di parallelismo). Vediamo una porta rastremata (i piedritti non sono paralleli), architrave più regolare, con uno pseudo-arco che non grava eccessivamente. In realtà la porta e la parete erano ricoperte da lamine orizzontali, con metalli preziosi, con due colonnine verdi laterali che sembravano sorreggere il tutto. E’ una nuova comparsa di un ordine architettonico simulato. Tutta l’architettura occidentale viaggia nel dissidio fra un ordine architettonico che decora e un ordine che sostiene.


Civiltà Greca

Partiamo da Paestum, dove troviamo dei “templi arcaici”, molto ben conservati. Verso il VII° secolo a.C. la civiltà greca conosce un’espansione molto forte, per l’invasione di popoli asiatici che premevano da est, e l’assenza di spazi d’espansione (ad esempio per la coltivazione) in Grecia. Cominciano quindi ad attraversare lo Ionio e a colonizzare quella che diverrà la Magna Grecia, nel sud della nostra penisola. Abitata allora da popolazioni arretrate non pericolose, con le quali a volte furono possibili integrazioni nelle città. Per questo troviamo dei templi non manomessi, mentre in Grecia verranno rimaneggiati nel corso dei secoli. A questi templi serve da modello una capanna lignea, che trova testimoniava nella spina centrale. Nel confronto con le altre arti, quali pittura e scultura, l’architettura per alcuni ha sempre “sofferto” del non potersi definire un’arte mimetica. Pittura e scultura sono arti mimetiche, in quanto imitano la realtà della natura. Ora con questa considerazione, imitando la capanna primitiva, anche l’architettura imita la natura. Le nuove conformazioni mantengono il colonnato esterno, con una cella interna, e qui il simulacro della divinità. Vi sono diversi esempi di templi ricostruiti da archeologi, il più delle volte con intenti e risultati abbastanza discutibili. Questo esempio di tempio dorico è crollato a terra, e rimasto sommerso per secoli. Sono disposti come false rovine, secondo la moda del ‘700. Quando è stato ricostruito, sono stati osservati degli stucchi bianchi sopra la pietra tufacea, che testimoniano come si fosse tentato di falsificare la natura del materiale, ed imitare i più celebri templi della madre patria. Questo intonachino di polvere di marmo imitava la pietra pregiata, che evidentemente non era disponibile durante la costruzione. L’echino si è sgonfiato molto rispetto allo scorso periodo, i triglifi sono alternati con metope, peculiarità dell’ordine dorico. Vediamo poi dei conetti di pietra sotto i triglifi, che sono i butti, o gocce, e una cornice che protegge la decorazione, infine la partenza di quello che era il timpano e la trabeazione. Ricordiamo che l’architettura classica è tripartita, qui nella triade architrave-fregio-cornice. In un restauro operato nel sud-Italia, vennero ricomposti i vari rocchi delle colonne con scalanature, e il midollo centrale quadrato di cedro. Nell’anastilosi (recupero di pezzi e rimontaggio) delle colonne cadute a domino, si può osservare la natura delle scosse telluriche che hanno prodotto il crollo, e quindi ottenere nuove informazioni sugli eventi.


Stile ionico

E’ tipico dell’asia minore, e di Delfi, dove aveva sede il famoso santuario. L’echino c’è ancora, molto ridotto, con un elemento a cuscino, plastico, molto decorativo, con due facciate principali e due laterali, che comporta quindi problemi compositivi negli “spigoli”. Non ha però una geometria e ritmi precisi nelle decorazioni sovrastanti, e permette di risolvere quindi un problema d’angolo che il dorico aveva. Infatti lì i triglifi erano abbinati al centro delle colonne, e all’angolo doveva esserci una colonna un po’ più ampia.


Ordine Corinzio

E’ una specie di canestro, con foglie d’acanto, dove l’abaco non presenta facce. Deriva da una cesta di foglie coperta da una protezione quadrata che schiacciava le foglie, con un fiore. Si opera una stilizzazione geometrizzata, di una figura interna piena, con passaggio dalla forma circolare a quella quadrata. I greci hanno sempre associato i vari stili alla conformazione umana, producendo i seguenti abbinamenti: Dorico = figura maschile, Ionico = figura femminile, Corinzio = figura verginale. Nei templi cristiani si guarderà a questi abbinamenti rispetto al santo, ad esempio nella facciata.


Teatro di Delfi

Sfrutta pienamente le forme naturali della collina, col palcoscenico davanti alla bellissima vallata. Vicino il santuario di Apollo, dove si trovava la sibilla. Era gestito quasi in forma extra-territoriale, con templi privati per ogni città.


Mileto

La pianta della città è stata disegnata da Ippodamo, che produsse la famosa griglia che porta ancora il suo nome. Si tratta dell’invenzione dell’ortogonalità in una pianta urbana. Quella basata sull’angolo retto è sicuramente la forma più semplice da quando si costruivano mattoni seccati al sole. Cerca di far capire che la città deve essere come la casa. Assistiamo ad un parallelo fra macrocosmo e microcosmo, come ognuno sa il modo di organizzare una casa. Tutte le strade devono convergere al centro della città (convergere idealmente, in quanto le stradi sono ortogonali) nella piazza agorà. C’è una distribuzione di varie funzioni, esattamente come all’interno della casa, un focolare all’interno della città. E’ molto più facile trovare un tracciato regolare su piane, le città madri greche erano invece in posizioni acrocoriche, le città ippodamiche potevano essere costruite su zone pianeggianti appositamente scelte. A Mileto, costruendo su un promontorio molto frastagliato, la maglia deve adattarsi in scala alla varie zone.


Atene

Nel V° secolo la lega di Delo aveva a disposizione un grande tesoro, appartenente ad Apollo, che Pericle utilizza e sperpera per costruire un’acropoli, per testimoniare di essersi liberati dalle minacce delle invasioni persiane, e come segno del predominio della città su tutta la lega Attica. La cultura religiosa greca ha una mescolanza estremamente spinta con la popolazione, tra dei e semidei. Nei residui dei propilei, costruiti da Mnesicle, per segnalare l’ingresso nella cittadella, c’è un architrave per consentire le processioni, con 5 m di luce, di notevole difficoltà tecnica, ottenuto con rinforzi metallici. Si vota per la prima volta nella storia, la città non ha più bisogno del palazzo di un sovrano. La prima cosa che vediamo sulla sinistra è un tempio particolare, l’Eretto, con un piccolo porticato, che esplicita la relazione fra figura umana e funzione architettonica, nella loggia delle cariatidi, scambio quindi possibile ed attuabile. Questa mescolanza di edifici rappresenta il luogo sacro della città.


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