Della learning community del Centro Studi di Terapia della Gestalt




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CSTG-Newsletter n.39 settembre09

della learning community del Centro Studi di Terapia della Gestalt

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Sommario

Edit 1

Topic 2

Scuola e dintorni 7

Eventi 7

Segnalazioni 11

Risonanze 12

Visti e letti 13

Da giornali e riviste 14

Trips and Dreams 16

Poiesis 17

Fatti della vita 19

Witz 20






Edit



Un buon rientro da questa torrida estate nella quale auguriamoci, paradossalmente, di esserci comunque rinfrescati le idee.

Evito questa volta di presentare il numero inviandovi ai contenuti specifici (tra i quali mi permetto di segnalare le due Giornate di studio su "Ansia a panico: modelli di psicoterapia a confronto”) e mi concentro piuttosto sul topic che vorrei mettere in figura per evidenti ragioni se avrete voglia di leggere le righe che seguono.

Questo numero sarà dedicato in particolare al Tibet per dare degli aggiornamenti di un certo rilievo. E per evitare di inviare materiale aggiuntivo alla NL a coloro che da più tempo hanno mostrato di volersi interessare a questo tema. Mi rendo conto che non a tutti, ovviamente, interessa e mi sono chiesto più di una volta quanto questo tema sia collegato (o meno) alla Gestalt che rappresenta comunque lo “sfondo” da cui emergono i contenuti che queste pagine raccolgono. La “colpa” di tutta questa storia, a dire il vero, è tutta di Perls e del suo fatidico “so what”. E cerco di spiegarmi in breve: tutti sanno più o meno della drammatica vicenda di questo popolo invaso militarmente 60 anni or sono e tuttora soggiogato da un regime militaresco. Tutti compiangono ma … al “so what” tutti, o quasi, scrollano le spalle in senso di impotenza. Cosa fare di fronte ad una superpotenza come la Cina? Ma … anche l‘impero britannico non scherzava quando un piccolo uomo come Gandhi osò imboccare senza esitazione la “marcia” per restituire l’India agli indiani. Perché anche il Tibet non dovrebbe essere de-colonizzato come gli 80 paesi che dal 1948 – anno della proclamazione dei Diritti umani da parte delle Nazioni Unite - hanno riconquistato la sovranità nazionale? Bene … ma come avviare questo processo dal momento che lo stesso Dalai Lama rivendica al massimo un maggiore rispetto della libertà religiosa e del patrimonio di questa cultura millenaria? Dando la parola ai tibetani e chiedendo a loro (in patria e/o in esilio) di esprimere la loro scelta tra richiesta di indipendenza o di autonomia pur restando all’interno della Cina. E come fare questo se non con una consultazione elettorale? Per fare questo ci vuole un sistema elettivo di tipo democratico che, a tuttora, non vige nell’ordinamento del governo tibetano in esilio (il Kashag). Bene … si tratta allora di procedere verso forme di più autentica democratizzazione che consenta ai tibetani (non alla Cina … e neppure al Dalai lama) di dire come devono stare le cose e non ostacolare il sovrano principio di autodeterminazione dei popoli sancito dall’art. 21 della Dichiarazione dei diritti umani. In tale direzione si muove l'azione di sostegno che World Action Tibet (WAT) – da me promosso tempo fa con alcuni amici e che attualmente raccoglie oltre una cinquantina di adesioni – intende dare al processo di democratizzazione dei cittadini e della classe politica tibetana. A questo fine si è avviata una solida collaborazione con l’attuale presidente del National Democratic Party of Tibet (NDPT), nella persona di Chime Youngdung che alcuni di voi hanno già avuto occasione di incontrare. Ovviamente, con un solo partito non si regge una dialettica democratica che ha bisogno, quanto meno, di una “opposizione”. Questo secondo partito sta di fatto costituendosi e sulla base del vero quesito che attualmente si pone con drammatica urgenza: se proseguire cioè con gli sterili (a giudicare dai risultati) “colloqui” che da 25 anni si trascinano tra rappresentanti del governo tibetano e cinese alla ricerca di una assai improbabile richiesta di maggiore “autonomia” (termine che pare non esista nel vocabolario cinese) o rompere gli indugi e reclamare –meglio tardi che mai – una legittima per quanto difficile richiesta di indipendenza.

Su quest’ultima prospettiva di azione è stato delineato un Manifesto che viene riportato di seguito unitamente ad una presentazione dello stesso e che si propone di rappresentare un minimo comune denominatore di coloro che, in Italia e non solo, intendono unire le loro modeste ma decise energie nel definire concrete “azioni” di lotta. Il principio della ad-gressività non indica infatti l’importanza di mettere a fuoco obiettivi e definire come perseguirli? Gandhi lo fece e con una azione non-violenta (satyagraha) evidenziando nel modo più esemplare come ad-gressività (nel suo caso conseguire l’indipendenza) non coincide con l’uso della violenza come modalità utile o necessaria per conseguirla. La sfida, nel nostro caso, sta nel mettere in atto una serie di azioni non-violente ma incisive che si fondino essenzialmente sulla forza dell’informazione, della comunicazione e della consapevolezza. Utopia? Può darsi. Ma si dice che la vita ha anche bisogno di obiettivi ideali, seppure non facilmente accessibili, a cui tendere e che vadano anche al di là di un immediato tornaconto.

In questa direzione è nato il progetto di un Seminario intensivo su Democrazia e partecipazione a cui sono stati invitati a partecipare 17 tibetani in esilio, studenti di scienze politiche nelle università indiane particolarmente impegnati nei processi di democratizzazioni del loro Paese nella indomita speranza che possa prima o dopo riconquistare la perduta indipendenza. Promuove l’iniziativa WAT con il sostegno economico della Provincia di Siena e il patrocinio di Regione Toscana, Comune e Università di Siena. A questi enti si sono aggregati – oltre ad autorevoli associazioni di interesse specifico come Italia-Tibet e Laogai Foundation, anche altri Enti locali come i comuni di Roma, Siena e Venezia, le province di Siena, Roma, Bolzano e Venezia le università di Roma Tre, Luiss e Statale di Milano (previa conferma). Il fitto programma degli incontri viene del pari riportato. Ma confidiamo che altre istituzioni si uniscano per manifestare il forte consenso del popolo italiano alla causa tibetana al di là dei cedimenti espressi dal Governo italiano, come di altri paesi, sotto il ricatto economico-commerciale della Cina. Una Cina che riempie frequentemente le cronache per le tante violazioni dei diritti umani ed alla quale sarebbe importante mandare un messaggio forte di richiamo da parte dei cittadini dei paesi che vogliono considerarsi civili e democratici. Nei giorni 25-27 settembre la delegazione tibetana sarà a Milano per una serie di incontri (ci mancano ancora i contatti con Regione, Provincia e Comune .. qualcuno può aiutarci?) tra cui una Tavola Rotonda il giorno 26 alle 17 (in luogo da definire e che verrà confermato a breve) ed uno spettacolo di canto e danze tradizionali. Chi fosse disponibile ad ospitare uno studente tibetano è pregato di segnalarlo a Daniela Santabbondio (amritadisha@gmail.com) che ringrazio per avermi sostenuto molto in questi mesi. A tutti, poi, chiedo di affacciarsi sul sito www.worldactiontibet.org chiedendovi di aderire al Manifesto (che ha già raccolto la adesione di Piero Verni e Claudio Cardelli – fondatore e presidente di Italia-Tibet, Toni Brandi pres. di Laogai ed altri autorevoli rappresentanti della cultura pro-Tibet in Italia) se lo condividete e di associarvi (20 euro via sito o da lasciare con comodo in Segreteria) a WAT e NDPT congiuntamente. Una adesione numerosa è per noi importantissima per allargare ulteriormente la base partecipativa e quindi l’efficacia della azione che … pateticamente ma con convinzione e dignità stiamo portando avanti. Sugli incontri previsti a Milano seguiranno indicazioni più specifiche. GRAZIE


Riccardo Zerbetto


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