Emendamenti alla paa n. 14/10 – allegato a




НазваниеEmendamenti alla paa n. 14/10 – allegato a
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Дата02.10.2012
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I.5Posizionamento della regione e risultati raggiunti


In relazione ai risultati raggiunti sopra descritti, La la Regione Marche non solo si colloca ai primi posti sia posizione rispettabile in termini economici, avendo garantito il pareggio di bilancio e mettendo i cittadini al riparo da ulteriori pressioni fiscali, ma si colloca ai primi posti sia in numerosi studi di verifica a livello nazionale che testimoniano la bontà della qualità ed efficacia assistenziale. E’ importante rendere conoscibili da parte dei cittadini, alcune misure che rappresentino la qualità dell’azione della pubblica amministrazione nei diversi settori di policy.



Risultati economici di competenza in milioni di €


Dall’analisi dei dati risultanti dal “sistema di valutazione delle performance del Sistema Sanitario, basato su una metodologia messa a punto dal Laboratorio Management e Sanità della Scuola Superiore “Sant’Anna” di Pisa, commissionato dal Ministero della Salute, che pone a confronto le Regioni e Province autonome sulla base di una serie di indicatori, risulta che per quanto attiene la Regione Marche, su 29 indicatori considerati nello studio, ben 10 rientrano tra le valutazioni di performance ottima, 5 di performance buona e 9 di performance media. Nel complesso 24 indicatori rientrano nella valutazione positiva.



Fonte: Ministero della Salute - Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa


L’indicatore di sintesi sulla SALUTE, che vede le Marche al 4° posto, comprende misure che vanno dai tassi sulla prevenzione alla spesa farmaceutica, dall’appropriatezza delle prestazioni sanitarie erogate alla dotazione e alla qualità organizzativa dei servizi a favore dei cittadini



Fonte: MISURA PA - Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie - Ministero P.A. e Innovazione


Anche lo studio effettuato dal Ministero della Salute (CERM) che ha valutato, attraverso un indicatore composito di qualità sanitaria la realtà delle diverse regioni italiane e dove sono stati analizzati 52 indici di outcome, soddisfazione, appropriatezza, mobilità, testimonia del buon livello assistenziale ed anche in tale studio la regione ha ottenuto una buona collocazione.



Fonte: Ministero della Salute e del Lavoro - Studio CERM




Fonte: Farmindustria- Studio CERM


Un’ulteriore conferma della buona qualità ed efficienza dei servizi si evidenzia anche dal grafico sovrastante la testimonianza di come l’abilità dei decisori politici sia stata capace di coniugare qualità, equità a fronte di scarsi sprechi economici.


I.6Scenario Nazionale e Strategia Regionale

I.6.1L’evoluzione dello scenario economico e normativo


Le compatibilità ed i vincoli di finanza pubblica al fine di assicurare l’equilibrio economico finanziario costituiscono una delle principali condizioni fissate in sede di Conferenza Stato-Regioni nel Patto per la salute per gli anni 2010-2012 che impone inoltre una serie di parametri e standard con le relative modalità di verifica, volti a razionalizzare le risorse ed a riorganizzare le diverse modalità di erogazione assistenziale secondo criteri di efficientamento e di economicità, e con un forte orientamento all’introduzione di costi-standard.

Il legislatore nazionale ha introdotto norme inerenti il federalismo fiscale che per la sanità comporteranno la determinazione del costo e del fabbisogno standard quale costo e fabbisogno che, valorizzando l'efficienza e l'efficacia, costituiscano gli indicatori rispetto ai quali comparare e valutare le azioni dei diversi sistemi regionali.

Per tutti i livelli istituzionali è previsto il superamento graduale del criterio della spesa storica a favore del fabbisogno standard per il finanziamento dei LEA. Inoltre, viene introdotta la premialità dei comportamenti virtuosi ed efficienti nell'esercizio della potestà tributaria, nella gestione finanziaria ed economica e la previsione di meccanismi sanzionatori per gli enti che non rispettano gli equilibri economico-finanziari o non assicurano i livelli essenziali delle prestazioni.

La determinazione dei costi e dei fabbisogni standard in sanità costituirà il riferimento cui rapportare il finanziamento integrale della spesa sanitaria, nel rispetto della programmazione nazionale e dei vincoli di finanza pubblica. Il fabbisogno sanitario standard delle singole regioni sarà determinato, in fase di prima applicazione a decorrere dall’anno 2013, applicando a tutte le regioni i valori di costo rilevati nelle regioni di riferimento (benchmark).

Le regioni benchmark saranno tre e dovranno essere scelte dalla conferenza stato-regioni tra le cinque che nel 2011 avranno garantito l'erogazione dei Lea (livelli essenziali di assistenza) «in condizione di equilibrio economico», e che inoltre dovranno essere in regola ai tavoli di verifica sui conti col governo e che rispetteranno i criteri di «qualità, appropriatezza ed efficienza» nell’erogazione di servizi e prestazioni.

Le manovre finanziarie 2010 e 2011 hanno introdotto stringenti vincoli normativi in tema di risorse finanziarie a disposizione, di personale, beni e servizi. In particolare, hanno previsto la riduzione dei tassi di incremento del FSR; il blocco dei contratti, blocco del turn over, blocco delle retribuzioni per quanto riguarda il personale; l’introduzione di ticket sulle prestazioni specialistiche e sui codici bianchi del pronto soccorso; la fissazione di un tetto all’acquisto di dispositivi medici e di spesa per l’assistenza farmaceutica territoriale; la realizzazione di Centrali di acquisto, convenzioni e sistemi di monitoraggio per quanto riguarda i beni e servizi.

L’orientamento generale complessivo è quindi rivolto ad una sempre maggiore razionalizzazione delle risorse in ragione di vincoli economici sempre più stringenti; al fine di garantire la sostenibilità dell’intero sistema sanitario, diventa inevitabile l’adozione di manovre strutturali e di recupero dell’efficienza che comunque non devono penalizzare, ma se possibile, migliorare la qualità dei servizi e delle prestazioni erogate.


I.6.2I criteri e gli standard del Patto per la salute


Il Patto per la salute 2010 - 2012 ai sensi dell’Intesa Stato – Regioni del 3 dicembre 2009, ha indicato le regole ed i criteri per la razionalizzazione, il funzionamento, il finanziamento ed il monitoraggio del Servizio Sanitario Nazionale. Il Patto è un accordo finanziario e programmatico tra il Governo e le Regioni, di valenza triennale, in merito alla spesa e alla programmazione del Servizio Sanitario Nazionale, finalizzato a migliorare la qualità dei servizi, a promuovere l’appropriatezza delle prestazioni e a garantire l’unitarietà del sistema.

Il Patto per la salute, prevede i parametri fondamentali a cui le Regioni si devono riferire nelle loro azioni di riorganizzazione interna e che costituiscono un preciso adempimento a cui si devono attenere, e che diventa oggetto di monitoraggio da parte degli organi centrali.

In particolare, si sottolineano i seguenti elementi:

  • Il finanziamento per livello di assistenza dei Servizi sanitari regionali deve rispettare la seguente suddivisione percentuale:

    • 5% per la prevenzione;

    • 51% per l’assistenza distrettuale;

    • 44% per l’assistenza ospedaliera.

  • Per la dotazione organica di personale, le Regioni devono definire misure di riduzione stabile della consistenza organica del personale, e devono inoltre fissare parametri standard per l’individuazione delle strutture semplici e complesse, nonché delle posizioni organizzative e di coordinamento della dirigenza e del comparto, in coerenza con gli standard di riferimento adottati dal Comitato permanente per la verifica dei Livelli di Assistenza.

  • Ai fini della razionalizzazione delle rete ospedaliera e per l’incremento dell’appropriatezza nel ricorso ai ricoveri ospedalieri, le Regioni sono tenute ad adottare provvedimenti di riduzione del numero di posti letto ospedalieri entro uno standard pari a 4 posti letto per mille abitanti, di cui:

    • almeno 0,7 posti letto per mille abitanti per la riabilitazione e la lungodegenza post-acuzie;

    • non più di 3,3 posti letto per mille abitanti, per pazienti acuti.

Tali indicazioni sono finalizzate a promuovere il passaggio dal ricovero ordinario al ricovero diurno e dal ricovero diurno all’assistenza in regime ambulatoriale, nonché a favorire l’assistenza residenziale e domiciliare.

  • Si stabilisce che la lista dei 43 DRG ad alto rischio di inappropriatezza, di cui all’allegato 2C del DPCM 29 novembre 2001, venga integrato con quanto riportato negli allegati A e B del Patto, in cui sono riportati i 107 DRG ad alto rischio di inappropriatezza in regime di degenza ordinaria, e l’elenco delle 24 prestazioni ad alto rischio di non appropriatezza in regime di day surgery, trasferibili in regime ambulatoriale.

  • Sono fissati indicatori di efficienza e di appropriatezza organizzativa che hanno come riferimento standard il valore medio riscontrato dalle regioni in equilibrio economico.


I.6.3Il contesto socio-demografico


La proposta di nuovo Piano Sanitario Nazionale 2011-2013, il cui iter di approvazione è in via di definizione dopo il consenso espresso dalla Conferenza Stato – Regioni e dal Consiglio dei Ministri, esprime importanti linee di indirizzo di programmazione sanitaria rivolte a promuovere il benessere e la salute dei cittadini e delle comunità attraverso una uniforme applicazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) a livello nazionale, nella salvaguardia delle specificità territoriali e in rispondenza alle analisi dei bisogni e delle risorse di ciascun contesto locale.

Le linee prioritarie di sviluppo indicate nella proposta di PSN sono rivolte alla riorganizzazione dei processi di cura, che devono essere focalizzati sul cittadino e sui suoi bisogni di cura. In particolare, sono posti in rilievo i seguenti punti:

  • la promozione dell’attuazione dei livelli essenziali, con particolare riguardo all’assistrnza sociosanitaria e alla rete della non autosuffcienza;

  • la prevenzione attiva;

  • la riorganizzazione delle cure primarie;

  • la riabilitazione;

  • la promozione di un reale governo clinico che veda i vari attori del sistema direttamente coinvolti e responsabilizzati.

Queste stringenti indicazioni si inseriscono in uno scenario socio economico e demografico in continua evoluzione e di crescente complessità.

I sistemi sanitari dei paesi avanzati tentano di rispondere ai bisogni di salute della popolazione attivando contesti organizzativi diversificati e risentono dell’evoluzione del quadro epidemiologico, della crescente domanda di servizi e prestazioni anche in relazione alla maggiore facilità di accesso alle informazioni da parte dei cittadini, e della recente accelerazione dell’innovazione tecnologica, il tutto all’interno di una situazione generale di difficile sostenibilità economica.

La realtà italiana, in particolare, si caratterizza per un costante incremento dell’invecchiamento della popolazione, sempre più dominato dalla crescente rilevanza delle patologie cronico degenerative, che porta con se lo sviluppo sempre maggiore di polipatologie. Sempre più consistenti sono i flussi migratori con lo spostamento verso una società multietnica e multirazziale che determina nuovi bisogni di salute. La popolazione in generale risulta sempre a minore stanzialità legata alla precarietà lavorativa, che a sua volta non dà diritto ad accedere ad ammortizzatori sociali, realizzando una nuova fascia di povertà e marginalità spesso solo economica e non sempre accompagnata da bassi livelli di istruzione e cultura. Un altro fattore determinante consiste nella facilità di accesso alle informazioni spesso non filtrate, autoprodotte dai cittadini stessi, il che se da una parte può essere considerato un aspetto positivo dell’empowerment, rendendo il cittadino più consapevole rispetto ai propri bisogni di salute (compliance terapeutica, partecipazione), può facilmente indurre una domanda di salute impropria associata all’ansia di avere prestazioni sanitarie diagnostiche che divengono quasi “un sistema di cure” come se la diagnostica fosse già di per se un atto terapeutico.

Nello stesso tempo, l’assetto epidemiologico e le dinamiche del sistema tecnologico-organizzativo, richiedono una struttura di offerta in grado di realizzare il coordinamento tra le organizzazioni e le istituzioni chiamate a garantire continuità nelle cure ai cittadini ai diversi livelli di intensità assistenziale.

I rapidi cambiamenti epidemiologici ed i relativi nuovi bisogni assistenziali impongono alle istituzioni, ai portatori di interesse ed ai professionisti della salute una rapida riflessione su quali siano gli strumenti di programmazione, verifica e revisione dei percorsi di cura alla persona. Abbiamo bisogno di un confronto e di una sintesi tra progetti che istituzioni e operatori stanno svolgendo troppo spesso singolarmente nell'area della ricerca epidemiologica. E' d'altra parte evidente che la capacità della professione medica di recepire i cambiamenti e di rispondere a bisogni sempre più complessi della popolazione è uno dei fattori essenziali per il mantenimento del proprio ruolo nella Comunità. L’operatore sanitario, sociosanitario e sociale, deve capire l'importanza di stringere alleanza terapeutica con la persona ma deve anche entrare, come soggetto competente, nella programmazione per obiettivi di salute, non più relegato al solo campo delle competenze specifiche ma disponibile a confrontarsi quotidianamente in una relazione strategica con le istituzioni di riferimento.

La complessità del sistema sanitario e del welfare in generale necessita di forme organizzative flessibili e adattabili alla variabilità sociale estremamente fluida e cangiante: in questo contesto, la ricerca in campo organizzativo è concorde nel ritenere il ricorso all’organizzazione a rete una valida risposta alla complessità capace di realizzare forme diversificate in grado di adattarsi alla realtà e di consentire l’efficientamento del sistema.

L’introduzione dell’aziendalizzazione e delle logiche di quasi mercato presenti nell’attuale sistema sanitario italiano, oltre a privilegiare le aree di efficienza ed efficacia a livello microeconomico, richiede una corretta integrazione tra i diversi punti di offerta ottimizzando il funzionamento non solo delle singole unità organizzative ma dell’organizzazione nel suo complesso.

L’adozione di modelli reticolari, può fornire le necessarie risposte in termini di efficacia, efficienza gestionale ed appropriatezza dell’erogazione dei servizi. La nostra capacità di creare collaborazione e condivisione rappresenta anche una sfida nella ricerca di umanizzazione, di qualità e di equità.


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