Dell’abbonamento alla rivista di servizio sociale




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PARTECIPAZIONE

EMILIA ROMAGNA

DGR 11.6.12, n. 753 - Bando per l'erogazione dei contributi regionali agli Enti locali a sostegno dei processi di partecipazione (L.R. n. 3/2010, art. 6). Criteri e modalità (BUR n. 95 del 14.6.12)

Note PREMESSA

La Regione, con l’approvazione della legge regionale 9 febbraio 2010, n. 3 “Norme per la definizione, riordino e promozione delle procedure si consultazione e partecipazione alla elaborazione delle politiche regionali e locali”, aderisce e da massimo risalto ai principi costituzionalmente e statutariamente sanciti e altresì contenuti nel Trattato e nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, pienamente convinta che la democrazia rappresentativa è un ideale fondativo degli Stati moderni e che lo sviluppo della democrazia partecipativa promuove una maggiore ed effettiva inclusione dei cittadini e delle loro organizzazioni nei processi decisionali di competenza delle istituzioni elettive.

La Regione, con la citata legge 3/10 ed espressamente con le norme contenute nell’art. 2, intende sostenere la partecipazione alla decisione pubblica, sia in chiave collaborativa con l’obiettivo di migliorare l’efficienza e il buon andamento della amministrazione, sia in chiave democratica per rafforzare il livello di rappresentanza e consenso delle istituzioni locali e regionali.

La democrazia partecipativa rappresenta una forma di accrescimento della qualità dell’agire politico e amministrativo ed è speculare e simmetrica alla semplificazione amministrativa e che pertanto deve essere considerata la connessione tra gli strumenti di partecipazione e le politiche generali di ri-funzionalizzazione e di semplificazione amministrativa.

Ai sensi dell’art. 6 della L.R 3/10 la Giunta regionale ha presentato all’Assemblea legislativa, nel corso della prima Sessione annuale per la partecipazione, la proposta di Programma delle iniziative per la partecipazione, contenute nel testo della propria deliberazione n. 543 del 2 maggio 2012;

L’Assemblea legislativa, con propria delibera n.77 del 5 giugno 2012, ha approvato il Programma di iniziative della Giunta per la partecipazione introducendo alcune modifiche al testo della delibera 543/12 e delle quali la Giunta tiene compiutamente conto riportandone nell’allegato A) al presente atto gli esatti riferimenti;

- in particolare, l’Assemblea legislativa ha approvato, tra gli altri, di introdurre al punto 2, lettera b) dell’allegato 1 alla citata deliberazione della Giunta regionale 543/12 una specifica priorità a processi di partecipazione in relazione a progetti per la ricostruzione e il rilancio delle attività economiche, del tessuto urbano e di welfare nei Comuni colpiti dalla crisi sismica iniziata il 20 maggio 2012, ma per i quali non é stato specificato il valore dell’ulteriore premialità.

Viene ritenuto opportuno prevedere che ai processi di partecipazione aventi ad oggetto progetti per la ricostruzione e il rilancio delle attività economiche, del tessuto urbano e di welfare nei Comuni colpiti dalla crisi sismica iniziata il 20 maggio 2012, sia previsto un punteggio di premialità pari a 3 punti e che pertanto tale previsione debba essere prevista nel già citato allegato A), parte integrante e sostanziale del presente atto.

Sono altresì introdotte alcune indicazioni e specificazioni tecniche all’allegato A), corredandolo della modulistica (allegato 1) e delle linee guida per la compilazione (allegato 2) -parti sostanziali e integranti del presente atto- senza che queste modifichino sostanzialmente quanto approvato dall’Assemblea legislativa.

L’APPROVAZIONE

Viene approvato , ai sensi delle disposizioni contenute nella L.R. 3/12, il bando contenente i criteri e le modalità per l’erogazione dei contributi agli enti locali a sostegno dei processi partecipativi per l’anno 2012, come descritti nell’allegato tecnico A) -corredato della modulistica (allegato 1) e delle linee guida per la compilazione (allegato 2) - parte integrante e sostanziale del presente atto.

.

DAL 5.6.12, n. 77 - Programma di iniziative per la partecipazione della Giunta regionale (L.R. n. 3/2010, art. 6). (Proposta della Giunta regionale in data 2 maggio 2012, n. 543)

Note

La Regione:

- con l’approvazione della Legge regionale 9 febbraio 2010, n. 3 “Norme per la definizione, riordino e promozione delle procedure si consultazione e partecipazione alla elaborazione delle politiche regionali e locali”, aderisce e da massimo risalto ai principi costituzionalmente e statutariamente sanciti e altresì contenuti nel Trattato e nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, pienamente convinta che la democrazia rappresentativa è un ideale fondativo degli Stati moderni e che lo sviluppo della democrazia partecipativa promuove una maggiore ed effettiva inclusione dei cittadini e delle loro organizzazioni nei processi decisionali di competenza delle istituzioni elettive;

- con la citata Legge 3/10 ed espressamente con le norme contenute nell’art. 2, intende sostenere la partecipazione alla decisione pubblica, sia in chiave collaborativa con l’obiettivo di migliorare l’efficienza e il buon andamento della amministrazione, sia in chiave democratica per rafforzare il livello di rappresentanza e consenso delle istituzioni locali e regionali.

La democrazia partecipativa rappresenta una forma di accrescimento della qualità dell’agire politico e amministrativo ed è speculare e simmetrica alla semplificazione amministrativa e che pertanto deve essere considerata la connessione tra gli strumenti di partecipazione e le politiche generali di rifunzionalizzazione e di semplificazione amministrativa.

L’IMPEGNO CONSEGUENTE

Ai sensi dell’art. 6 della L.R. 3/10 la Giunta regionale deve presentare all’Assemblea legislativa nel corso della Sessione annuale per la partecipazione una proposta di programma delle iniziative per la partecipazione che contiene anche gli indirizzi sui criteri e le modalità di concessione dei contributi regionali da erogare ai sensi del Titolo III della citata legge regionale.

La Giunta regionale ha provveduto alla nomina del proprio componente in seno al Nucleo Tecnico di integrazione con le autonomie locali, previsto dall’art. 7 della L.R. 3/10, nella persona del direttore Generale agli Affari Istituzionali e Legislativi.

Il Nucleo Tecnico di garanzia, insediatosi nel mese di maggio 2011, si è più volte riunito per definire le linee di sostegno allo sviluppo coordinato di processi di inclusione partecipativa e di semplificazione procedimentale, dovendone fare oggetto del Programma di iniziative per la partecipazione da sottoporre alla approvazione dell’Assemblea legislativa in occasione della Sessione annuale per la partecipazione.

IL PROGRAMMA

Viene approvato il Programma di iniziative per la partecipazione della Giunta regionale, redatto sulla base della relazione del Nucleo tecnico di integrazione con le autonomie locali (Allegato 1).

Viene dato atto della Relazione sulla partecipazione nel territorio della Regione, approvata dalla Giunta regionale con delibera 543/12 e trasmessa all’Assemblea legislativa ai sensi dell’art. 6, comma 2 della L. R. 3/10, e contenente l’analisi dello stato dei processi partecipativi (Allegato 2).

PERSONE CON DISABILITA’


SICILIA

CIRCOLARE 28.5.12, n. 8 - Legge regionale n. 11/2010, art. 91 - Interventi in favore

dei minori con disabilità. Direttive. (GURS n. 24 del 15.6.12)


AI COMUNI CAPOFILA DEI DISTRETTI SOCIO-SANITARI DELLA REGIONE SICILIA

La legge regionale n. 11 del 12 maggio 2010 “Disposizioni programmatiche correttive per l’anno 2010” all’art. 91 “Piani personalizzati per i minori affetti da disabilità” così cita: “Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge l’Assessore regionale per la famiglia, le politiche sociali e il lavoro, emana direttive per la revisione dei piani di zona dei distretti socio-sanitari e per l’adozione di piani personalizzati per i minori affetti da disabilità. I piani sono concertati con le associazioni delle famiglie dei minori disabili e sono adottati entro e non oltre sessanta giorni. L’attuazione dei piani deve essere garantita con le risorse economizzate che i distretti socio-sanitari devono rimodulare e con una quota non inferiore al 50% del Fondo della non autosufficienza nella disponibilità dell’Assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro”.

Detta disposizione normativa, pur condivisa nei principi generali, è stata disattesa da questo Assessorato, che invero ha provveduto ad inoltrare in modo reiterato l’abrogazione del citato art. 91, a causa della mancata disponibilità di copertura finanziaria.

A fronte dell’inapplicazione della norma, un ente associativo e un familiare, entrambi portatori di interesse rispetto ai contenuti della legge, hanno presentato un ricorso al TAR di Palermo che con sentenza n. 797 del 4 aprile 2012 ha riconosciuto l’illegittimo comportamento dell’amministrazione regionale, ordinando l’emanazione delle direttive previste dal citato art. 91 legge regionale n.

11/2010.

Ciò premesso, con la presente direttiva, si richiamano i distretti socio-sanitari, istituiti ai sensi della legge n. 328/2000 a porre in essere tutti i provvedimenti necessari per la definizione di piani personalizzati rivolti a minori con disabilità.

Appare utile ricordare che la legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, già all’art. 1 comma 1 richiama l’attenzione sulla disabilità, che si concretizza all’art. 14 con la previsione di piani personalizzati per le persone disabili, ciò al fine di garantire la piena integrazione delle stesse così come sancito dall’art. 3 della legge 5 febbraio 1992 n. 104 “Legge

quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”.

Come è noto questo Assessorato a seguito dell’entrata in vigore della legge n. 328/2000, già a partire dal 2002 ha negli anni sviluppato un processo volto alla costruzione di un sistema integrato dei servizi e degli interventi socioassistenziali e socio-sanitari a livello territoriale.

Il “Programma regionale delle politiche sociali e socio-sanitarie 2010-2012”, approvato con D.P.R.S. n. 61 del 2 marzo 2009, è da considerarsi in continuità con i precedenti documenti di programmazione della Regione siciliana (D.P.R.S. 4 novembre 2002 e D.P.R.S. 23 marzo

2007) il cui obiettivo era quello di sostenere la costruzione di un sistema di welfare regionale coerente con la legge n. 328/2000; l’affermazione del principio d’integrazione dei servizi socio-sanitari trova ulteriore riscontro nelle Linee guida regionali per l’accesso al sistema delle cure

domiciliari approvate con D.P. 26 gennaio 2011. Sempre in questa direzione, l’Amministrazione regionale con D.P.R.S. n. 546 del 23 dicembre 2011 ha approvato un protocollo d’intesa per “l’attuazione di un sistema regionale integrato socio-sanitario in Sicilia”, mirato al superamento

della frammentarietà degli interventi realizzati in ambito socio-sanitario attraverso la definizione di indirizzi unitari per la programmazione, organizzazione e gestione degli interventi in materia di integrazione socio-sanitaria, ciò anche al fine di integrare le risorse finanziarie disponibili per ottimizzarne l’uso.

A completamento degli indirizzi regionali emanati in materia socio-sanitaria si richiama infine il piano triennale a favore delle persone con disabilità (D.P. 2 gennaio 2006) che sottolinea la necessità di sviluppare percorsi integrati e politiche concertative per avviare sinergie indispensabili

alla presa in carico del disabile e della sua famiglia e alla soluzione dei problemi.

La definizione di percorso integrato costituisce dunque un presupposto per la valutazione multidimensionale del bisogno e la stesura di un progetto personalizzato in favore dei disabili.

È dunque necessario che il piano d’intervento personalizzato venga redatto in modo congiunto dal distretto socio-sanitario ex legge n. 328/2000 e dall’A.S.P. competente per territorio, in esito alla valutazione multidimensionale effettuata dall’Unità valutativa multidimensionale, integrata dall’assistente sociale del comune o del distretto sociosanitario, attraverso lo strumento della SVAMA D (scheda di valutazione multidimensionale).

Appare evidente che la definizione di un progetto individualizzato debba vedere coinvolti i diretti beneficiari, anche attraverso associazioni di settore, ciò al fine di focalizzare gli ambiti di intervento da attivare in relazione alle diverse dimensioni di vita del soggetto portatore di bisogno (dimensione familiare, sociale, formativa, lavorativa, sanitaria), dando centralità alla persona, ancor più che

trattandosi di minore, necessita di tutela e sostegno.

Così come riportato nel citato “Piano triennale a favore delle persone con disabilità” gli interventi da attivare in favore dei soggetti disabili devono essere pensati secondo un approccio globale unitario che preveda quattro ambiti di intervento:

– sanitario o clinico-riabilitativo;

– integrazione scolastica;

– integrazione socio-economica o lavorativa;

– inserimento ed integrazione sociale, aumentando le opportunità per il tempo libero, lo sport e la cultura.

In linea con questo orientamento, il piano personalizzato oltre alla cura della persona potrà ricomprendere tutti quei servizi, di natura sociale, che consentano al minore la piena partecipazione alle attività scolastiche, formative, sanitarie, riabilitative, culturali, ricreative ecc.

A titolo esemplificativo, potrà essere previsto nel piano personalizzato il servizio di trasporto per la frequenza scolastica o ai centri di riabilitazione, ecc., ciò anche a sostegno delle famiglie che si trovano a dover conciliare con sempre maggiore difficoltà i tempi di cura con i tempi lavorativi.

Sarà dunque compito delle amministrazioni pubbliche coinvolte certificare e riconoscere i bisogni della persona con disabilità, individuare i servizi di cui la persona necessita al fine dell’integrazione sociale della stessa, trovando al contempo le soluzioni organizzative più idonee in termini di efficacia e di economicità, anche attraverso forme associate di gestione.

Posto dunque l’accento sull’obbligatorietà di definire piani personalizzati per minori con disabilità, così come sancito dalla legge n. 11 del 12 maggio 2010, con la presente direttiva si richiama la necessità da parte di ciascun distretto socio-sanitario, d’intesa con l’ASP competente per territorio, di avviare un percorso operativo volto a:

• rilevare il fabbisogno sul proprio territorio, avvalendosi anche della collaborazione degli stakeholders;

• definire per ciascun minore con disabilità un piano personalizzato che consenta la presa in carico del soggetto e del suo nucleo familiare e l’erogazione di interventi a sostegno dell’integrazione sociale del minore; al riguardo la valutazione multidimensionale dovrà essere redatta dall’UVM dell’ASP, adeguatamente integrata dal comune, ciò al fine di corretto accesso ai servizi sociali

e sanitari;

• individuare la copertura finanziaria necessaria a valere sui fondi gestiti in ambito socio-sanitario (ASP e comuni).

È necessario che questo percorso si incardini nell’ambito della procedura prevista per la definizione dei piani di zona, inserendosi nell’analisi complessiva dei bisogni del territorio distrettuale, analisi propedeutica per la individuazione delle risorse effettive che occorrono per l’erogazione

dei servizi necessari.

Pertanto, se da una parte la legge n. 11 del 12 maggio 2010 individua nella“rimodulazione delle economie dei precedenti piani di zona dei distretti socio-sanitari e nella quota non inferiore del 50% del fondo della non autosufficienza”la copertura finanziaria per i piani personalizzati rivolti ai minori disabili, imponendo dunque per legge l’utilizzo, in sede distrettuale e in sede regionale, delle economie ancora disponibili, dall’altra la volontà del legislatore è quella di garantire priorità a questa linea di intervento nelle future programmazioni, riservando le risorse finanziarie necessarie.

Ferma restando la centralità della persona disabile, il legislatore ha voluto porre maggiore tutela al minore disabile, in quanto portatore, per la giovane età e per l’handicap, di maggiore fragilità sociale e per questo destinatario di interventi che ne favoriscano la piena integrazione

sociale.

Non vi è dubbio che le recenti manovre economico-finanziare in sede nazionale, che hanno determinato e stanno determinando il progressivo azzeramento dei fondi destinati al welfare, incidano fortemente sulla disponibilità di risorse a cui far riferimento per l’attuazione

dei piani personalizzati, ma una programmazione concertata sia in ambito interistituzionale che in

ambito pubblico-privato potrebbe consentire l’uso ottimale delle risorse, rendendo più efficiente le amministrazioni pubbliche direttamente coinvolte e più efficaci gli interventi programmati.

Alla luce di quanto sopra rappresentato, posto che sarà premura dello scrivente Assessorato informare i distretti socio-sanitari sulla effettiva disponibilità a valere sul fondo della non autosufficienza (ad oggi ancora privo di copertura finanziaria a livello nazionale), per quanto

riguarda l’applicazione della legge si chiede a ciascun distretto socio-sanitario di quantificare le economie maturate nei precedenti piani di zona, rimodulandole per la definizione dei piani personalizzati di minori disabili e trasmettendo i relativi atti a questo dipartimento, secondo

le procedure di cui alla nota prot. 4247 del 31 ottobre 2006 avente per oggetto “La variazione dei piani di zona”.

È implicito che detto meccanismo debba essere applicato anche a valere su eventuali economie derivanti da azioni poste in essere in attuazione delle prossime tornate di programmazione.

Inoltre, ai fini di una reale integrazione socio-sanitaria, si invitano i distretti ad adottare specifico regolamento riguardante la disabilità e più direttamente i minori disabili, che individui i livelli di programmazione, analisi e gestione, soprattutto in relazione alla definizione dei piani personalizzati (ex art. 14 legge n. 328/2000) secondo una visione integrata della persona portatrice di una molteplicità di bisogni, che possono così trovare risposta attraverso un unico percorso concertato.

Si resta in ogni caso in attesa di conoscere le iniziative che codesti distretti intendano intraprendere per dare attuazione alle disposizioni normative, sia con riferimento alle possibili rimodulazioni del piano di zona, ma soprattutto in vista della nuova programmazione 2013-2015.

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