Dell’abbonamento alla rivista di servizio sociale




НазваниеDell’abbonamento alla rivista di servizio sociale
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NON AUTOSUFFICIENTI


ABRUZZO

DGR 2.5.12, n. 265 - Decreto 11 novembre 2011 del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro della Salute, il Ministro dell'Economia e delle Finanze e il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega alle politiche sociali (BUR n. 36 dell’ 8.6.12)

Note INTRODUZIONE NORMATIVA

- L. 08.11.2000, n. 328 “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali;

- D.P.C.M. 14 febbraio 2001 “Atto di indirizzo e coordinamento in materia di prestazioni socio-sanitarie” che stabilisce che l’assistenza socio-sanitaria venga prestata alle persone che presentano bisogni di salute che richiedono prestazioni sanitarie ed azioni di protezione sociale, anche di lungo periodo, sulla base di progetti personalizzati di assistenza redatti sulla scorta di valutazioni multidimensionali e demanda alle regioni la disciplina inerente le modalità ed i centri di definizione dei progetti assistenziali personalizzati;

- Legge 27 dicembre 2006, n. 296 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge finanziaria 2007)” che, all'art.1, comma 1264, al fine di assicurare l'attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni assistenziali da garantire su tutto il territorio nazionale con riguardo alle persone non autosufficienti, istituisce presso il Ministero della Solidarietà Sociale un fondo denominato Fondo per le non autosufficienze;

- art.1, comma 1265, della citata Legge 27 dicembre 2006, n. 296 che dispone che gli atti ed i provvedimenti concernenti l'utilizzazione del Fondo per le non autosufficienze sono adottati dal Ministro della solidarietà sociale, di concerto con il Ministro della salute, con il Ministro delle politiche per la famiglia e con Ministro dell'economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;

- l’elenco 1 dell'allegato 2 alla Legge 13 dicembre 2010, n.220 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2011)”, che indica tra le finalità di cui all’art.1, comma 40, della medesima legge, gli “Interventi in tema di sclerosi laterale amiotrofica per ricerca ed assistenza domiciliare dei malati, ai sensi dell'articolo 1, comma 1264, della legge 27 dicembre 2006, n.296” individuando l’ammontare dell’intervento in riferimento all’anno 2011 pari ad € 100.000.000,00;

- D.P.C.M. 18 maggio 2011 recante “Ripartizione delle risorse finanziarie previste dall’art.1, comma 40, della Legge 13 dicembre 2010, n.220”.

LE CONSEGUENZE

C

Con accordo sottoscritto, ai sensi dell'art.9 del Decreto Legislativo 28 agosto 1997, n.281, in sede di Conferenza Unificata del 25 maggio 2011 è stato recepito il risultato dell'attività svolta dalla Consulta delle malattie neuromuscolari, istituita con decreto ministeriale del 7 febbraio 2009.

In data 27 ottobre 2011 è stata raggiunta, in sede di Conferenza Unificata di cui al Decreto Legislativo 28 agosto 1997, n.281, l'intesa relativa al Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro della Salute, il Ministro dell’Economia e delle Finanze e il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega alle politiche per la famiglia, registrato alla Corte dei Conti in data 30 novembre 2011.

L’APPROVAZIONE

Viene approvato il “Progetto per l’assistenza alle persone affette da S.L.A.” - Allegato A) alla presente deliberazione, che ne costituisce parte integrante e sostanziale.


CALABRIA

DGR 26.4.12, n. 188 - «Fondo per le non autosufficienze». Annualità 2011. Conferenza

unificata del 27 ottobre 2011 – Progetto «Sostegno alle famiglie per le attività di assistenza delle persone affette da SLA». (BUR n. 9 del 16.6.12)


TOSCANA

DGR 28.5.12, n. 462 - L.R. n. 66/2008 “Istituzione del fondo regionale per la non autosufficienza” - Primo semestre anno 2012: riparto alle Zone/distretto del fondo per la non autosufficienza. (BUR n. 24 del 16.6.12)

Note INTRODUZIONE NORMATIVA

- L.R. 24 febbraio 2005, n. 40 “Disciplina del Servizio sanitario regionale”, che detta i principi e le

regole di funzionamento e di accesso al sistema sanitario nella Regione Toscana;

- L.R. 24 febbraio 2005, n. 41 “Sistema integrato di interventi e servizi per la tutela dei diritti

di cittadinanza sociale”, che detta i principi del sistema sociale integrato e le politiche per le persone a rischio di esclusione sociale;

- L.R. n. 66 del 18 dicembre 2008 “Istituzione del fondo regionale per la non autosufficienza”;

- Piano integrato sociale regionale 2007-2010 approvato con delibera del Consiglio regionale n. 113 del 31 ottobre 2007, cosi come modificato con delibera del Consiglio regionale n. 69 del 11 novembre 2009, ed in particolare l’Allegato 3 “Prime linee sul progetto per l’assistenza continuativa a persone non autosufficienti”;

- l’art. 3 della L.R. 66/2008 “ripartizione e attribuzione del fondo alle zone distretto” prevede la

distribuzione alle zone distretto, facendo riferimento ai seguenti criteri generali:

a. indicatori di carattere demografico;

b. indicatori relativi all’incidenza della popolazione in condizioni di disabilita e di non autosufficienza;

c. indicatori relativi alle persone non autosufficienti, disabili e anziane accolte nelle strutture residenziali e semiresidenziali.

L’ASSEGNAZIONE DELLE RISORSE

Sono assegnate alle Zone/distretto le risorse necessarie alla gestione dei servizi di cui all’art. 7 della L.R. 66/2008, per i primi sei mesi dell’anno 2012, rinviando l’assegnazione delle ulteriori risorse a

successivo atto

Occorre garantire per l’anno 2102 i seguenti risultati:

- estensione dei servizi domiciliari, di cui all’art. 1 della L.R. 40/2005;

- sostegno al sistema integrato a favore delle persone non autosufficienti di eta inferiore ai 65 anni;

La somma complessiva è di € 24.939.338,00 secondo la seguente ripartizione:

- € 23.000.000,00 per finanziare l’estensione dei servizi domiciliari, pari al 50% della somma assegnata nel 2011;

- € 1.939.338,00 per finanziare, per i primi sei mesi del 2012, gli interventi destinati alle persone

non autosufficienti di età inferiore ai 65 anni, da parte delle Zone/distretto, come comunicato dalla Direzione Generale Diritti di Cittadinanza e Coesione sociale alle Societa della Salute durante l’incontro del 2 marzo 2012.

Si fa riserva con successivo atto il finanziamento destinato, per i restanti sei mesi del 2012,

a favore delle Zone/distretto, per l’estensione dei servizi domiciliari e per gli interventi destinati alle persone non autosufficienti di età inferiore ai 65 anni;

Le predette assegnazioni alle Zone/distretto, sono effettuate individuando in ciascuna Zona

l’ente beneficiario delle risorse secondo i seguenti parametri:

a. alle Società della Salute, laddove costituite;

b. alle Aziende UU.SS.LL., competenti per territorio, nelle Zone dove non e stata costituita la Società della Salute, ai sensi dell’art. 71bis della L.R. 40/2005 e successive modifiche;

Le Zone/distretto sono vincolate nell’utilizzo del fondo agli impegni sottoscritti all’interno delle intese interistituzionali, ed in particolare:

a. funzionamento dei presidi previsti dalla L.R. n. 66/20008 (PUA, Puntoinsieme e UVM),

b. quantificazione delle risorse complessive del fondo per la non autosufficienza,

c. soddisfacimento del debito informativo;

Per l’anno 2012 le tariffe di cui al punto 4 della DGR 818/2009 restano invariate e di non si procede in conseguenza di ciò all’adeguamento tariffario della quota tariffaria delle RSA, articolata nei quattro moduli organizzativi previsti dalla DGR 402/2004.


DGR 28.5.12, n. 463 – Approvazione schema di accordo di collaborazione tra Regione Toscana e C.E.T. - Regione Ecclesiastica Toscana - per la realizzazione del progetto “ Azioni

congiunte nei confronti dell’anziano fragile”. (BUR n. 24 del 13.6.12)

SCHEMA DI ACCORDO DI COLLABORAZIONE

tra

Regione Toscana

e

Conferenza Episcopale Toscana - Regione Ecclesiastica Toscana

per il Progetto “Azioni congiunte nei confronti degli anziani fragili”

Premessa

La Legge n. 328/2000 “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e

servizi sociali” e la legge regionale n. 41/2005 “Sistema integrato di interventi e servizi per la tutela

dei diritti di cittadinanza sociale” sanciscono che e riconosciuto ed agevolato il ruolo degli

organismi non lucrativi di utilita sociale e di altri soggetti del terzo settore, tra cui gli enti

riconosciuti delle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi od intese a

norma dell’art. 8, terzo comma, della Costituzione, operanti nel settore della programmazione, nella

organizzazione e nella gestione del sistema integrato di interventi e servizi sociali.

La Regione Toscana attraverso il Piano integrato sociale regionale (PISR) 2007-2010 ed il Piano

sanitario regionale (PSR) 2008-2010, tutt'ora in vigore ai sensi del comma 1 dell'art.133 della L.R.

27 dicembre 2011 n. 66, disegna un sistema di welfare locale dove tutti i soggetti, istituzionali e

non, concorrono a definire una rete di interventi integrata e partecipata e riconosce alla

partecipazione dei cittadini, in forma singola o associata, un ruolo ed una funzione importante nel

concorso alla realizzazione del diritto alla salute.

Principi condivisi

La sussidiarieta espressa dalla societa civile toscana si inserisce in un ambito di progettazione

complessiva - partecipata e consapevole - sia a livello regionale che locale, al fine di rendere

maggiormente efficaci le risposte, calibrare meglio gli interventi e consentire la migliore

adeguatezza nell’ impiego delle risorse.

La sussidiarieta orizzontale viene coniugata con l’impegno di solidarieta e con l’obiettivo di

assicurare una gestione dei servizi che tenga debitamente conto delle radici profonde e dei valori nei

quali si e sviluppato il sistema di welfare toscano, costruendo comunita solidali.

Con questa finalita e con l’obiettivo di rafforzare le caratteristiche di coesione sociale proprie

dell’esperienza toscana, i soggetti della societa civile, tra i quali gli enti ecclesiali delle confessioni

religiose, concorrono al miglioramento degli interventi che le istituzioni mettono in campo per

tutelare la salute ed il benessere dei cittadini

Obiettivi ed ambiti di intervento dell'Accordo di Collaborazione

La Regione Toscana e la CET - Regione Ecclesiastica Toscana, di seguito denominati Regione e

Regione Ecclesiastica, con il presente Accordo di Collaborazione si impegnano a:

- applicare criteri appropriati, definiti per l’identificazione e l’attribuzione degli interventi e

delle azioni svolte sul territorio regionale da parte degli enti ecclesiali, parrocchie ed

associazioni, nell’ambito del sostegno all’autonomia della persona anziana;

- individuare e promuovere quegli interventi che sono svolti da tali associazioni e che

concorrono a sostenere l’anziano fragile presso il proprio domicilio in un’ottica che e tesa a

potenziare e integrare i servizi presenti in un territorio, in una logica di reciproco

coinvolgimento e supporto.

Considerati gli obiettivi del presente Accordo di Collaborazione e le tipologie di sedi e strutture

previste dal Regolamento relativo al Progetto “Azioni congiunte nei confronti degli anziani fragili”

(Appendice 1) sono da ritenersi non compresi nel citato Progetto gli anziani portatori di gravi deficit

cognitivi e di disturbi comportamentali tali da compromettere la sicurezza propria e degli altri

ospiti.

In particolare, con il Accordo di Collaborazione si intende:

- sostenere lo sviluppo di azioni promozionali, informative e operative sugli “stili di vita”

dell’anziano, tese a favorire l’accesso al sistema integrato dei servizi e delle cure previsti per

la persona anziana;

- promuovere le azioni dirette a realizzare, in stretta collaborazione con il sistema integrato

pubblico dei servizi socio-sanitari territoriali, una rete capillare di punti di ascolto e di

riferimento atti a sostenere la domiciliarita per tutte quelle persone anziane che sono

portatrici di bisogni che non rientrano come prestazioni specifiche dei servizi istituzionali

(comprese nei Livelli Essenziali di Assistenza sanitari e sociali). Tali servizi, che si

connotano come servizi di prossimita, si inseriscono nella rete dei servizi presenti sul

territorio e vanno intesi come un aiuto non professionale, ma paragonabile al “rapporto di

buon vicinato” che nei diversi contesti sociali, soprattutto urbani e oggi piu difficile

incontrare;

- consentire l’attuazione di interventi e progetti di tipo comunitario, che possano favorire la

creazione di relazioni sociali significative facendo sentire la persona meno sola,

coinvolgendo e animando le risorse territoriali gia esistenti con l’attivazione ed il

coinvolgimento di familiari, vicinato, conoscenti ed amici;

- facilitare la diffusione dei servizi socio-assistenziali, definiti “a bassa soglia”, anche

attraverso la promozione di centri diurni di assistenza e di socializzazione che consentono:

__la tutela diffusa dell’anziano solo o in condizione di marginalita sociale;

__l’offerta di servizi a domicilio, anche con carattere di temporaneita e socialita

(fornitura di generi di prima necessita, spesa a domicilio, farmaci a domicilio, trasporto

sociale, compagnia, etc.);

__l’accessibilita temporanea a strutture diurne che favoriscano la socializzazione della

persona anziana cercando di mantenere le capacita residue e l’autonomia, con

un’attenzione ai suoi bisogni, alle sue risorse, al rapporto con la sua rete di sostegno;

- sostenere la risposta a una domanda di salute inespressa, in linea con le finalita

universalistiche e solidali del SSN anche attraverso un maggiore utilizzo della sanita di

iniziativa, da attivare verso i gruppi sociali a maggior rischio di esclusione dall’accesso ai

servizi socio-sanitari; lo sviluppo e l’integrazione delle azioni proprie della medicina di

iniziativa, intesa come risposta ad un bisogno inespresso soprattutto da parte dell’anziano

solo, cioe di quella parte della popolazione che piu di ogni altra necessita di informazioni, di

relazioni, di punti di contatto e di ascolto. Si tratta di interventi che, attraverso una corretta

informazione ed un accompagnamento, possano contribuire affinche il sistema dei servizi

possa fornire una risposta adeguata ai bisogni di salute.

Tutto cio premesso

SI CONVIENE SU QUANTO SEGUE

Gli impegni dei soggetti

1. La Regione e la C.E.T.- Regione Ecclesiastica Toscana si impegnano ad istituire un Tavolo

di lavoro integrato, composto da loro rappresentati, finalizzato a definire specifiche azioni

programmatiche inerenti alle iniziative da assumere.

2. La Regione Toscana assicura il sostegno nei confronti della C.E.T. - Regione Ecclesiastica

Toscana per:

- azioni di coordinamento e formazione inerenti il presente Accordo di Collaborazione,

attraverso interventi mirati nei confronti dei soggetti attuatori aderenti e rappresentati dalla

stessa Regione Ecclesiastica;

- interventi di informazione e comunicazione delle attivita realizzate ai sensi dell'Accordo di

Collaborazione;

- parziale copertura delle spese rimborsabili, definendone le caratteristiche, le modalita e i

tempi.

3. La C.E.T. - Regione Ecclesiastica Toscana assicura:

- l’attuazione delle attivita oggetto del presente Accordo di Collaborazione, da svolgere anche

con il sostegno dei volontari delle parrocchie e di altre organizzazioni individuate e indicate

in modo specifico, fermo restando che tali attivita verranno effettuate nel quadro piu ampio

delle azioni proprie della pastorale ecclesiale e della carita cristiana e saranno coerenti con la

sollecitudine spirituale e operativa della Chiesa nei confronti dei piu deboli;

- l’individuazione di locali, beni mobili, attrezzature e risorse messi a disposizione per le

finalita del presente accordo, la cui proprieta e gestione rimane, comunque, in capo

esclusivamente all’Ente Ecclesiastico (Parrocchia/Associazione);

- la garanzia, nello svolgimento delle attivita di assistenza, del rispetto dei principi di tutela

dei diritti dell’utente;

- la corretta e puntuale comunicazione con gli operatori dei servizi pubblici per assicurare

un’adeguata informativa sulle attivita svolte.

Durata

Il presente Accordo di Collaborazione avra la durata di due anni dalla data di sottoscrizione,

rinnovabile su comune accordo delle parti.

Impegni finanziari

Per la realizzazione delle finalita e degli interventi previsti dal presente Accordo di Collaborazione

la Regione Toscana destina la somma di euro 320.000,00 di cui euro 160.000,00 per il primo anno

ed euro 160.000,00 per il secondo anno.

Letto, confermato e sottoscritto.

Li__________________, data_____________________

Regione Toscana______________________________________________

C.E.T. - Regione Ecclesiastica Toscana_____________________________

13.6.2012 - BOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE TOSCANA - N. 24 89

Appendice 1

Regolamento relativo al Progetto “Azioni congiunte nei confronti degli anziani fragili”

Premessa

Il presente Regolamento ha per oggetto le tipologie di strutture e di attivita attraverso le quali le

Parrocchie e le Associazioni, individuate dalla C.E.T. - Regione Ecclesiastica Toscana, offriranno

servizi di prossimità per le persone anziane “fragili”, portatori di bisogni che non rientrano come

prestazioni specifiche dei servizi istituzionali (comprese nei Livelli Essenziali di Assistenza sanitari

e sociali), al fine di offrire un sostegno alla loro autonomia presso il proprio domicilio, di tutelare la

loro salute ed il loro benessere e di migliorare complessivamente la loro qualita di vita.

Obiettivo strategico del progetto e quello di intervenire per evitare la marginalizzazione della

persona anziana ed allontanare l’insorgere della non autosufficienza ed il ricorso alla

istituzionalizzazione.

Le attivita previste dal presente Regolamento verranno effettuate nel quadro piu ampio delle azioni

proprie della pastorale ecclesiale e della carita cristiana e saranno coerenti con la sollecitudine

spirituale ed operativa delle Chiesa nei confronti dei piu deboli.

1. Obiettivi

1. Creare “spazi umani” e di socializzazione per gli anziani fragili, anche in un’ottica di

solidarieta fra generazioni ed occasioni di volontariato e di lavoro per la comunita.

2. Aumentare le occasioni di ascolto dell’anziano e facilitare l’emersione dei suoi bisogni.

3. Integrare e favorire l’accesso ai servizi presenti sul territorio, compresi quelli riferibili alla

cosiddetta “sanita di iniziativa”.

4. Attuare progetti comunitari che creino relazioni sociali significative ed animino le risorse

territoriali gia esistenti, coinvolgendo anche i familiari, il vicinato, conoscenti e amici.

2. Informazione ai cittadini in merito alle finalità e ai contenuti del Progetto

La Regione Toscana fornisce ai cittadini, d’intesa con la C.E.T. - Regione Ecclesiastica Toscana,

un’adeguata informazione riguardante le attivita realizzate nell’ambito del presente Progetto.

3. Utenti

Anziani autosufficienti in condizioni di fragilita (anziani soli, in condizioni di marginalita, in

situazioni familiari precarie, ecc.).

4. Sedi e strutture previste e modalità di erogazione del contributo regionale

Parrocchie e Associazioni, individuate ed indicate specificatamente dalla C.E.T. - Regione

Ecclesiastica Toscana, provviste di locali chiusi ed, eventualmente, anche spazi all’aperto. Tali

locali devono possedere i requisiti igienico – sanitari, di sicurezza e di accessibilita previsti dalle

normative vigenti per gli ambienti frequentati dal pubblico.

A seguito dell’individuazione da parte della C.E.T. - Regione Ecclesiastica Toscana, il Legale

Rappresentante della Parrocchia/Associazione invia, debitamente compilato, la scheda relativa al

progetto (Appendice 2) alla C.E.T. - Regione Ecclesiastica Toscana.

Al termine del Progetto, ai fini dell’erogazione delle risorse regionali, la C.E.T. - Regione

Ecclesiastica Toscana inviera alla Regione Toscana (Direzione Generale Diritti di cittadinanza e

coesione sociale, via Taddeo Alderotti, 26n 50139 Firenze) un’apposita Relazione nella quale

verranno comprese le attivita svolte, gli operatori, volontari e non, impiegati, le sedi e le strutture

impiegate, il numero di utenti contattati e assistiti e le spese sostenute debitamente rendicontate. Le

risorse regionali destinate all’attuazione del progetto non coprono le spese sostenute per l’attivita

fisica, che sono esclusivamente a carico dell’utente e della struttura che organizza l’attivita.

5. Attività

Ai fini del presente Regolamento, presso le strutture previste potranno essere effettuate una o piu

delle seguenti attivita:

- istituzione di una rete di punti di ascolto e di riferimento non professionali sul territorio,

rivolti specificamente alle persone anziane fragili, alle loro famiglie, alle loro reti amicali e

di vicinato. Tali punti di ascolto saranno collegati con i Punti Insieme per la non

autosufficienza ed i servizi sociosanitari delle zone – distretto / Societa della Salute, cosi da

favorire una tempestiva segnalazione a queste strutture istituzionali dei casi complessi che

necessitino di risposte integrate e rapidamente attivabili. Inoltre informeranno

periodicamente i servizi pubblici in merito alle attivita svolte;

- promozione ed informazione su adeguati “stili di vita” per la persona anziana (attivita fisica

*, iniziative di educazione sanitaria, laboratori, ecc.);

- ativita ricreative e di socializzazione finalizzate a rispondere ai bisogni di comunicazione

degli anziani fragili e a promuovere occasioni di loro incontri con le giovani generazioni;

- organizzazione di soggiorni climatici estivi e non;

- istituzione di servizi socio-assistenziali “a bassa soglia”, come i “centri diurni di

aggregazione / socializzazione” **;

- offerta, anche in collaborazione con associazioni presenti sul territorio o con l’apporto del

Servizio Civile volontario, di servizi a domicilio (spesa, pasti, lavanderia, compagnia,

acquisto farmaci, vestiario, ecc.) e di mensa sociale (erogazione di pasti caldi).

L’eventuale personale non volontario, di cui fosse necessario dotarsi per le finalita del presente

Progetto, verra regolarmente assunto (assunzioni a t.i. o a t.d., co.co.pro., contratti libero –

professionali) e retribuito sulla base delle vigenti disposizioni di legge. Copia del contratto stipulato

dovra essere allegata al modulo di cui sopra.

6. Formazione del personale e dei volontari

La C.E.T. - Regione Ecclesiastica Toscana individua a tal fine tre “poli formativi”, uno per Area

Vasta, che possano realizzare adeguati ed appropriati percorsi formativi non professionali per gli

operatori, volontari e non, coinvolti nel Progetto, che prevedano anche i contenuti riferiti agli aspetti

religiosi del Progetto medesimo.

Tale attivita viene sostenuta economicamente dalla Regione Toscana con specifiche risorse, che

verranno erogate con le procedure e le modalita previste al punto 4.

Note

* Attivita fisica:

Tale attivita si configura come motoria e ricreativa, svolta per esclusivi fini igienici e ricreativi ed e

costituita da programmi di esercizi non sanitari di gruppo (max 20 persone), finalizzati alla

modifica degli stili di vita e per la prevenzione della disabilita. E rivolta ad anziani “fragili” in

condizioni di salute stabili. E svolta negli abituali contesti comunitari e di socializzazione che

devono possedere i requisiti igienico – sanitari, di sicurezza e di accessibilita previsti dalle

normative vigenti per gli ambienti frequentati dal pubblico. Detti requisiti verranno autocertificati

dal legale rappresentante della struttura interessata.

L’anziano puo, con una propria quota, contribuire ai costi del programma (max € 2,50 a seduta).

Preferibilmente l’accesso ai programmi avviene su indicazione del medico di famiglia, che conosce

lo stato di salute del proprio assistito. Comunque per il loro svolgimento non e richiesta

certificazione medica di alcun tipo. I programmi vengono erogati da personale, anche volontario, in

possesso dei requisiti di legge (Diplomati ISEF, Masso e Fisioterapisti, Laureati in Scienze Motorie,

Laureandi in Scienze Motorie o in Fisioterapia sotto la responsabilita del proprio tutor).

Ogni erogatore deve stipulare un’assicurazione contro eventuali infortuni, il cui premio annuale e a

carico del partecipante.

** Centri diurni di aggregazione / socializzazione:

Sono costituiti ai sensi delle sperimentazioni previste dall’art. 14, comma 5 e dall’art. 58, comma 3,

della L.R. n. 41/2005 e successive modifiche ed integrazioni. Sono aperti da un minimo di 2 ad un

massimo di 6 ore giornaliere per 3 – 7 giorni a settimana. Il personale previsto e costituito da

animatori per 6 – 42 ore a settimana.

Le attivita praticate nel corso della giornata possono essere le seguenti: terapia occupazionale,

laboratorio stili di vita, educazione sanitaria, attivita fisica, teatro, cinema, altre attivita di

animazione / ricreazione e culturali.

92 13.6.2012 - BOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE TOSCANA - N. 24

Appendice 2

Scheda relativa al Progetto “Azioni congiunte nei confronti degli anziani fragili”

Il/La Sottoscritto/a …………………………………………………………………………………….

nato/a a …………………………………………………. il ………………………………………….

residente a ………………………………………………. Prov. ……………………………………..

via/p.za ………………………………………………….. n. …, legale rappresentante della

Parrocchia/Associazione ………………………………………………………………………………

individuata dalla C.E.T. - Regione Ecclesiastica Toscana, con Delibera del ……….……… n.

………., come idonea a partecipare al Progetto “Azioni congiunte nei confronti degli anziani

fragili” (DGR n. …... del ….... 2012), con la presente

DICHIARA

1. di aderire al Progetto di cui sopra;

2. che il/i locale/i presso il/i quale/i si svolgera l’attivita e/sono in possesso dei requisiti

igienico – sanitari, di sicurezza e di accessibilita previsti dalle normative vigenti per gli

ambienti frequentati dal pubblico (si allega a tal fine copia fotostatica di documento di

identita);

3. che le attivita svolte, nell’ambito del Progetto, saranno le seguenti:

a. Punto/i di ascolto non professionale _

(orario e giorni di apertura ……………………………………………………………)

β. Attivita fisica _

(orario e giorni in cui viene effettuata ………………………………………………..)

χ. Iniziative di educazione sanitaria _

(orario e giorni in cui vengono effettuate …………………………………………….)

δ. Laboratori ricreativi/culturali/di socializzazione _

(orario e giorni in cui vengono effettuati ……………………………………………..)

ε. Soggiorni climatici _

(periodi e sedi ……………………….………………………………………………..)

φ. Centri diurni di aggregazione/socializzazione _

(orario e giorni di apertura …………..………………………………………………..)

γ. Servizi a domicilio _

(orario e giorni in cui vengono distribuiti ...…………………………………………..)

η. Mensa sociale _e giorni in cui viene effettuata ………………………………………………..)

13.6.2012 - BOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE TOSCANA - N. 24 93

4. che l’eventuale personale non volontario, di cui fosse necessario dotarsi per le finalita del

presente Progetto, verra regolarmente assunto (assunzioni a t.i. o a t.d., co.co.pro., contratti

libero – professionali) e retribuito sulla base delle vigenti disposizioni di legge. A tal fine si

allega copia del/degli eventuale/i contratto/i stipulato/i;

5. che tutti gli operatori impegnati nel Progetto, volontari o meno, sono, quando richiesto dalla

vigente normativa in materia, in possesso dei requisiti previsti dalla legge.

In fede,

Data ………………. Firma del legale rappresentante

………………………………….


PARI OPPORTUNITA’

ABRUZZO

L.R. 14.6.12, n. 26 - Istituzione della Commissione regionale per la realizzazione delle pari opportunità e della parità giuridica e sostanziale tra donne e uomini.

Art. 1
(Istituzione e finalità)

1. La Regione Abruzzo, in conformità al principio di parità stabilito dall'articolo 3 della Costituzione ed in attuazione dell'articolo 81 dello Statuto, istituisce la Commissione per la realizzazione delle pari opportunità e della parità giuridica e sostanziale tra donne e uomini, di seguito denominata Commissione, quale organo consultivo del Consiglio e della Giunta regionale.

2. La Commissione opera in piena autonomia per la valorizzazione della differenza di genere ed il superamento di ogni altra discriminazione diretta ed indiretta (età, razza, origine etnica, disabilità e lingua, credo religioso, orientamento sessuale), per la promozione e la realizzazione delle pari opportunità tra uomo e donna nell'educazione, nella formazione, nella cultura e nei comportamenti, nella partecipazione alla vita politica e sociale, nelle istituzioni, nella vita familiare e professionale, nell'accesso alle cariche elettive ed alle funzioni direttive.

Art. 2
(Compiti della Commissione)

1. La Commissione esprime proposte ed elabora progetti di intervento regionale e locale in ordine alle finalità di cui all'articolo 1.

2. La Commissione, in particolare:

a) valuta lo stato di attuazione, nella Regione Abruzzo, delle leggi statali e regionali nei riguardi della condizione femminile;

b) esprime parere obbligatorio su provvedimenti amministrativi e legislativi e programmi regionali aventi rilevanza diretta per la parità di genere o che comunque la Commissione stessa richiede di esaminare;

c) presenta al Presidente del Consiglio regionale proposte per l'adeguamento della legislazione regionale vigente;

d) riferisce sull'applicazione, da parte di soggetti pubblici e privati, delle leggi relative alla parità fra uomo e donna, soprattutto in materia di lavoro femminile e di impiego della donna;

e) raccoglie e diffonde le informazioni riguardanti le condizioni di discriminazione, di cui all'articolo 1, comma 2, assicurando sulle stesse un dibattito costante e promuovendo un migliore utilizzo delle fonti di informazione esistenti;

f) opera per la rimozione di ogni forma di discriminazione rilevata o denunciata;

g) promuove la presenza di ambedue i generi nelle nomine di competenza regionale;

h) promuove la presenza di ambedue i generi nelle istituzioni;

i) svolge indagini conoscitive e ricerche sulla condizione di genere e sulle realtà di discriminazione nell'ambito regionale, anche su incarico dell'Assessore regionale delegato in materia di pari opportunità, di seguito denominato "Assessore regionale competente";

l) riferisce all'Assessore regionale competente sull'attività da svolgere.

3. I provvedimenti ed i programmi regionali di cui al comma 2, lettera b), sono inviati alla Commissione d'ufficio, ovvero su richiesta della stessa.

4. La Commissione può chiedere di essere ascoltata dalle Commissioni consiliari in relazione ai provvedimenti che a giudizio della stessa investono le questioni di genere e quelle di altra discriminazione previste all'articolo 1, comma 2.

Art. 3
(Procedure per l'acquisizione di atti e pareri)

1. Prima dell'approvazione da parte degli Organi competenti, il Presidente del Consiglio regionale e il Presidente della Giunta regionale inviano alla Commissione ogni atto o documento inerente alle materie di cui all'articolo 2, comma 2, lettera b), per l'acquisizione del parere della Commissione pari opportunità.

2. Il Consiglio, la Giunta regionale e le Commissioni consiliari acquisiscono il parere preventivo della Commissione sui progetti di legge e sugli atti deliberativi per questioni concernenti le materie di cui all'articolo 2, comma 2, lettera b). Il parere è espresso entro venti giorni dalla ricezione dell'atto; se entro il suddetto termine il parere non viene reso, lo stesso si intende favorevolmente espresso.

3. Gli Organi regionali possono disattendere i pareri della Commissione dandone opportuna motivazione.

4. Le Strutture della Regione e gli Uffici degli Enti pubblici dalla stessa dipendenti forniscono, su richiesta della Commissione, tutti i dati e gli elementi necessari per l'assolvimento dei compiti della Commissione medesima.

5. La Commissione può chiedere di essere consultata su ogni altra questione attinente i propri compiti istituzionali.

Art. 4
(Composizione e modalità di elezione)

1. La Commissione è composta:

a) da dodici componenti, eletti dal Consiglio regionale, con voto limitato a due terzi, scelti da un Elenco formato da cittadini aventi i requisiti per l'elezione alla carica di consigliere regionale e aventi titoli o esperienza in campo giuridico, sociale, della comunicazione o dei settori di attinenza della presente legge. La scelta dei nominativi inseriti nell'Elenco garantisce comunque che almeno un terzo degli iscritti sia individuato tra quelli designati da associazioni sindacali, datoriali, professionali, in modo da assicurare un'equilibrata presenza delle diverse competenze e professionalità;

b) dalla Consigliera regionale di parità.

2 Le Consigliere regionali in carica partecipano alle sedute della Commissione con diritto di proposta e di parola.

3. La Commissione ha durata pari a quella della Legislatura regionale ed è ricostituita entro 180 giorni dall'insediamento del nuovo Consiglio regionale; nel periodo compreso tra la data di decadenza e quella di insediamento della nuova Commissione, la precedente Commissione resta in carica in regime di prorogatio.

4. Il Bando per la formazione dell'Elenco regionale dei candidati alla Commissione pari opportunità è pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione e sul sito web del Consiglio regionale, a cura della Struttura del Consiglio competente per materia, entro 30 giorni dall'insediamento del nuovo Consiglio regionale.

5. Le associazioni femminili, gli ordini professionali, le organizzazioni sindacali e imprenditoriali e i singoli cittadini che intendono proporre una candidatura per l'Elenco segnalano, entro 30 giorni dalla pubblicazione del bando di cui ai commi 3 e 4, alla Struttura del Consiglio competente per materia, il nominativo corredato da un curriculum vitae, da cui si evincono le competenze, le esperienze e le professionalità specifiche e di genere. La costituzione, la tenuta dell'Elenco e la selezione dei candidati aventi titolo a farne parte, sono a cura della Struttura del Consiglio competente per materia che provvede alla pubblicazione del bando e fissa i termini per la presentazione delle domande.

6. I nominativi pervenuti ai sensi del comma 5, formano l'Elenco regionale per la nomina dei componenti della Commissione pari opportunità. In caso di dimissioni o di altra causa di cessazione dal mandato, il Consiglio regionale provvede all'integrazione con nuovi nominativi scelti all'interno dell'Elenco.

7. I componenti la Commissione sono rieleggibili.

8. Della Commissione non possono far parte i consiglieri e gli assessori regionali.

Art. 5
(Organi)

1. La Commissione, in occasione della prima riunione convocata dal Presidente del Consiglio regionale, elegge a maggioranza il Presidente e il Vice Presidente.

2. Il Presidente e il Vice Presidente costituiscono L'Ufficio di Presidenza della Commissione. L'Ufficio di Presidenza è rinnovato a metà mandato e i componenti possono essere riconfermati.

3. I componenti dell'Ufficio di Presidenza possono essere revocati con votazione adottata a maggioranza assoluta.

4. Il Presidente convoca e presiede le sedute della Commissione e ne coordina i lavori; rappresenta la Commissione nei rapporti con l'Amministrazione regionale e con l'esterno. La convocazione della Commissione può essere altresì richiesta da un quinto dei suoi componenti.

5. La Commissione adotta un proprio regolamento interno ad ogni rinnovo di mandato.

Art. 6
(Sede e funzionamento della Commissione)

1. La Commissione ha sede presso il Consiglio regionale e si avvale, per l'espletamento delle sue funzioni, di risorse umane e strumentali messe a disposizione dal Consiglio.

2. Per l’attuazione della presente legge la Giunta regionale mette a disposizione del Consiglio le risorse umane occorrenti mediante riduzione della propria dotazione organica esistente alla data di entrata in vigore della presente legge di una unità di personale di categoria D1 e una di categoria C1, con contestuale incremento della dotazione organica del Consiglio di pari unità.

3. Dall’attuazione del presente articolo non derivano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica della Regione Abruzzo. La Regione, per ciascuno degli anni del bilancio pluriennale di previsione 2012-2014, provvede alle attività con le risorse finanziarie, strumentali ed umane disponibili a normativa vigente, assicurando l’invarianza della spesa regionale.

4. Con la devoluzione delle funzioni amministrative ed il trasferimento del personale la Giunta regionale trasferisce sul bilancio pluriennale di previsione 2012-2014 del Consiglio regionale le corrispondenti risorse finanziarie.

5. Per gli esercizi successivi si provvede annualmente con legge di bilancio.

6. La Commissione opera in piena autonomia e adotta una propria organizzazione interna, con articolazione in sezioni o gruppi di lavoro. La Commissione, per l'attuazione del proprio programma, può procedere, secondo le modalità e con i limiti previsti dalle normative vigenti, al conferimento di incarichi di collaborazione ad istituti di ricerca pubblici o privati, nonché ad esperti nelle materie di competenza e può tenere riunioni anche in luoghi diversi dalla propria sede.

Art. 7
(Indennità di presenza, missione e carica)

1. Ai componenti la Commissione di cui all'articolo 4, comma 1, lettera a), spetta un gettone di presenza di massimo euro 30,00 lordi per ogni seduta di partecipazione alle riunioni della commissione e delle eventuali sottocommissioni permanenti.

2. Per la partecipazione alle sedute della Commissione, ai componenti residenti fuori sede spetta altresì il rimborso delle spese di viaggio nella misura prevista per i dirigenti regionali.

3. Per la partecipazione, in rappresentanza della Commissione, ad incontri, convegni o seminari, in località diverse dal luogo in cui ha sede la Commissione, sia in Italia che all'estero, spetta alle componenti dell'Ufficio di Presidenza o ai loro delegati il rimborso delle spese di viaggio e di soggiorno, nella misura prevista per i dirigenti regionali.

4. Il regolamento di cui all'articolo 5 stabilisce il numero massimo di riunioni degli organi, il numero e le finalità delle sottocommissioni permanenti oltreché il numero massimo delle loro riunioni; i lavori della Commissione e delle sottocommissioni sono svolti nel rispetto delle risorse assegnate.

Art. 8
(Programma e relazione di attività)

1. La Commissione propone al Consiglio regionale un programma triennale di attività con indicazione dei riflessi finanziari, nonché eventuali aggiornamenti annuali; il programma è sottoposto al parere preventivo dell'Assessore regionale competente.

2. La Commissione invia entro il 31 marzo di ogni anno al Presidente del Consiglio regionale e al Presidente della Giunta regionale dettagliata relazione sull'attività svolta.

Art. 9
(Norma finanziaria)

1. Fatto salvo quanto previsto all’articolo 6, agli oneri di cui alla presente legge, valutati per l'anno 2012 in euro 20.000,00, si fa fronte con le risorse stanziate sull'unità previsionale di base (U.P.B.) 01.01.006 "Spese per il funzionamento di organi consultivi", capitolo di spesa 01.01.006 - 11625, "Spese per il funzionamento della commissione permanente per la realizzazione delle pari opportunità, della parità giuridica e sostanziale tra uomini e donne e la promozione di azioni".

2. Al fine della copertura della spesa di cui al comma 1, al bilancio di previsione pluriennale 2012/2014, annualità 2013 e 2014, si fa fronte con le risorse iscritte nell'unità previsionale di base 01.01.006 "Spese per il funzionamento di organi consultivi".

3. Per gli esercizi successivi si provvede annualmente con legge di Bilancio.

4. Le risorse di cui ai commi 1 e 2 sono annualmente trasferite al Consiglio regionale che provvede alle occorrenti variazioni del bilancio del Consiglio regionale. Il trasferimento è disposto dalla competente Direzione della Giunta regionale entro 30 giorni dalla pubblicazione della legge di approvazione del bilancio di previsione della Regione.

Art. 10
(Disposizioni transitorie)

1. In sede di prima applicazione della presente legge, il Bando per la formazione dell'Elenco regionale di cui all'articolo 4 è pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione entro trenta giorni dalla entrata in vigore della stessa.

2. Il Consiglio regionale procede all'elezione della Commissione entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, secondo le modalità di cui all'articolo 4, comma 1.

3. La "Commissione permanente per la realizzazione delle pari opportunità, della parità giuridica e sostanziale tra uomini e donne e la promozione di azioni positive", costituita ai sensi della legge regionale 18 maggio 2000, n. 88, attualmente in carica, cessa dalle sue funzioni alla data di insediamento della Commissione istituita dalla presente legge.

4. Ogni richiamo alla "Commissione permanente per la realizzazione delle pari opportunità, della parità giuridica e sostanziale tra uomini e donne e la promozione di azioni positive", istituita con la l.r. n. 88 del 2000, contenuto in norme e atti regionali, si intende riferito alla Commissione istituita dalla presente legge.

Art. 11
(Abrogazione)

1. Dalla data di entrata in vigore della presente legge è abrogata la legge regionale 18 maggio 2000, n. 88: "Commissione permanente per la realizzazione delle pari opportunità, della parità giuridica e sostanziale tra uomini e donne e la promozione di azioni positive".

La presente legge regionale sarà pubblicata nel “Bollettino Ufficiale della Regione”.


FRIULI V.G.

DPGR 18.6.12, n.0131/Pres. - Modifiche al “Regolamento per la concessione e l’erogazione

degli incentivi previsti dal programma regionale - Si.Con.Te. - Sistema di conciliazione integrato”, finalizzato a favorire la conciliazione tra tempi lavorativi e tempi familiari e l’emersione del

lavoro sommerso, finanziato dal “Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità” di cui all’articolo 19, comma 3, del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223 (Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all’evasione fiscale) convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248” emanato con DPReg. 19 dicembre 2011, n. 305. (BUR n.23 del 22.6.12)


MARCHE

DGR 17.5.12, n. 642 - D.L.gs n. 198/2006 art. 48 - Approvazione del piano triennale di azioni positive della Regione Marche per attuare parità e pari opportunità tra uomini e donne. Recepimento DGR n. 1743 del 22.12.2011. (BUR n. 60 del 21.6.12)


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