La stampa Italiana, dalla Liberazione alla crisi di fine secolo




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Nel giro giornalistico e in quello politico non si parla che di lui e di Rizzoli.

VI

LOTTE DI POTERE SUI MEDIA

1.Un incontro fatale:Rizzoli-P2

Nel 1977 l’impero Rizzoli appare fiorente e politicamente aperto tanto che numerosi giornalisti vogliono farne parte, in realtà sta divorando miliardi. I primi sospetti nascono dalle dimissioni di Ottone. Si vocifera che i procacciatori del soccorso finanziario abbiano poste le condizioni di “normalizzare” il “Corrierone” troppo aperto ai comunisti e ai sindacati. Ottone viene succeduto da Di Bella. Il vero artefice del piano di rifinanziamento resta ancora nell’ombra. Il cambio di direzione del giornale segna la fine di una fase del “Corriere”. Il giornale si inizia ad arricchire con le prime corrispondenze.

Si assiste anche al tentativo di rilanciare “Domenica del Corriere” affidato a Maurizio Costanzo. Quest’ultimo ha due compiti: un telegiornale diffuso in tutta Italia tramite le cassette chiamato “Contatto” destinato a far concorrenza alla Rai. Questo, però, dura molto poco; il secondo compito è “L’Occhio”, quotidiano popolare, all’inizio ha successo, poi le vendite calano, il problema era di catturare i non lettori, impresa impossibile dopo il trionfo della televisione. “L’Occhio” appare un prodotto di improvvisazioni giornalistiche così fallisce.

Il maxigruppo comunque appare ancora forte e gli appoggi politici non gli mancano. Rizzoli così tenta un grosso colpo ovvero di cancellare i debiti dei quotidiani scaricandoli sullo Stato, trova molti a favore soprattutto in ambito giornalistico.


VI

2. Cambia la mappa dei giornali

Intorno al 1980 la mappa dei quotidiani e dei periodici cambia sia a causa delle difficoltà economiche sia per effetto di importanti novità. Nelle testate ad ampia diffusione si sono inserite “la Repubblica” e “Il Giornale”. C’è l’avvio del processo di rinnovamento tecnologico., l’estensione della teletrasmissione per molte testate. Nascono i quotidiani locali di nuovo tipo: più moderni con il formato tabloid, meno legati ai poteri locali e con i servizi nazionali in comune. A questa iniziativa pensava da tempo Caracciolo ma viene preceduto da Parretti. Il primo passo Caracciolo lo fa a Livorno. La stessa strada viene intrapresa da Mondadori.

Queste novità soddisfano le esigenze di una società non più tradizionalista.

È in ripresa la stampa.

Sta guadagnando lettori “la Repubblica” di Scalfari.

Si sta consolidando sempre di più “Il Giornale” di Montanelli.

Queste ultime sono due testate che hanno dichiarato la loro posizione politica al contrario delle altre. I loro direttori, Scalfari e Montanelli divengono protagonisti del dibattito politico. Questi giornali incrementano la tendenza al giornalismo di intervento e di commento e non a quello dell’inchiesta.

Cresce la diffusione del “sole-24 Ore”.

Vanno bene i quotidiani sportivi.

A “Il Giorno” al posto di Afeltra va Zucconi.

Al “Messaggero” Fossati è sostituito da Emiliani.

La situazione dei periodici è migliore. Il settore si è ulteriormente diversificato.

Vi è l’aumento dei giornalisti professionisti, quindi, nuovi iscritti all’Albo. La maggior parte è formata da reduci dei movimenti giovanili ovvero da agguerriti conoscitori della vita politica.

L’apporto più consistente lo ha dato la Rai.


VI

3. S’avanza un imprenditore mai visto

La libertà di trasmettere via etere in ambito locale genere una gara sfrenata in tutta la Penisola.

Le prime emittenti via cavo avevano strutture molto arretrate, il cavo passava da un balcone all’altro. Al contrario, una, che aveva un’antenna installata sul grattacielo Pirelli ed era stata costruita da Silvio Berlusconi, diventa un emittente via etere. Nasce così Telemilano da cui parte il progetto di Canale 5. Berlusconi si rivela un imprenditore di tipo speciale cioè adatto al “magico elettrodomestico” e attratto anche dalla carta stampata.

VI

4. Per l’editoria una legge, per le tv un Far West

Nel 1980 parte la corsa delle tv commerciali. La crisi dei quotidiani nel frattempo ha raggiunto livelli molto alti. Le novità introdotte non hanno portato ai risultati desiderati. Al centro di questa nota crisi vi è il buco aperto da Rizzoli e da Tassan Din.

Completare la riconversione tecnologica vuol dire adottare il nuovo sistema editoriale, già applicato negli Stati Uniti e in altri Paesi, basato sul computer e sui videoterminali.

Il testo della legge pubblicato dal Presidente Pertini il 6 agosto 1981 è frutto di vari compromessi e presenta difficoltà di interpretazione.

La legge contiene le norme per rendere pubblici la proprietà, i finanziamenti il trasferimento di azioni di ciascuna testata e, quindi, per stabilire i limiti delle concentrazioni di quotidiani. Mentre per i periodici non è previsto nessun limite anti-trust. Sono inoltre evidenziati nella legge gli interventi previsti per un quinquennio come i finanziamenti per le riconversione tecnologiche e i contributi a fondo perduto. È previsto anche l’aumento dei punti di vendita dei giornali.

Il Garante viene scelto dalla Camera e dal senato e entra in carica per cinque anni, il primo è Mario Sinopoli.

Si riscontrano risultati positivi e negativi.

A fine quinquennio i finanziamenti a fondo perduto ammontano a una cifra molto alta, mille miliardi.

Nello stesso anno, emerge un segnale preoccupante sopravvalutato dagli editori perche i quotidiani sono in ripresa, ovvero gli investimenti pubblicitari destinati alle televisioni superano quelli dei giornali. L’inversione è frutto del successo dei network privati.

Per la tv cresce l’impossibilità di arrivare a regole chiare, così, l’etere diventa un Far West nel quale Berlusconi si muove molto bene.


VI

5. “Corriere” sul baratro, “la Repubblica” verso la vetta

Quando il Parlamento approva la legge per l’editoria, il giorno fatale per il gruppo Rizzoli-“Corriere della Sera” era già arrivato. Erano accaduti due fatti che avevano scosso il mondo politico: l’arresto di Calvi, la pubblicazione di un elenco di iscritti alla P2.

Il Presidente Pertini affida l’incarico a Spadolini.

Il “Corriere” e l’intero gruppo vivono giorni drammatici. Per evitare il baratro, rovina, non sono più possibili le manovre finanziarie già praticate. Per evitare il fallimento della Rizzoli non resta che ricorrere all’amministrazione controllata e poi alle chiusure e alle svendite.

Nel 1983 Rizzoli e Tassan Din conoscono più volte il carcere, successivamente si dimettono dal gruppo.

Nonostante l’impegno di Cavallari il “Corriere” sta perdendo numerose copie. Una parte dei suoi lettori ha scelto “la Repubblica” la quale ha sfruttato abilmente la crisi del colosso, adottando la formula “omnibus”, per tutti, scartata da Scalfari al momento del lancio del suo giornale. Viene introdotto, quindi, più sport, cronaca e pettegolezzi. Le copie de “la Repubblica” crescono molto.

Il “Corriere” non è più irraggiungibile. Nel giro di due anni gli amministratori scelti mettono fuori pericolo il “Corriere”.

Cavallari lascia la direzione del “Corriere” , Gemina diventa proprietaria al 47% . per la seconda volta Agnelli diviene soccorritore del “Corriere”.

VII

IN GUERRA CON LA TV

1. Giganti di carta e giganti di immagini

Vi è il salto da Gelli ad Agnelli ed è enorme e positivo.

Nello stesso anno in cui comincia a risollevarsi il gigante di carta, il 1984, si forma il gigante delle immagini, la Fininvest con tre reti televisive.

Il primo a vendere è Rusconi (Italia 1), poi Mondadori.

Tornando al “Corriere” il risanamento finanziario è rapido. Callieri annuncia il ritorno in attivo di 29 miliardi che l’anno dopo diventano 55. Gemina acquista la maggioranza azionaria del gruppo.

In questo contesto nel 1986 avviene il sorpasso de “la Repubblica”. Questo si può definire un evento storico e in più il sorpasso è stato fatto da un giornale di sinistra.

Molti giornali sono in ripresa soprattutto quelli di sport che hanno sfruttato la vittoria della nazionale di calcio nei mondiali del 1982.

Numerosi sono i segnali positivi nella stampa quotidiana ma restano in condizioni critiche due testate : “il Giorno” e “Il Tempo”

“L’Espresso” e “Panorama”, i due settimanali, dedicano più spazio all’economia.

Per diventare giornalista c’è bisogno di qualcuno che ti apra la porta dal di dentro altrimenti non si entra. Ciò nonostante la maggior parte dei giornalisti difende l’Ordine.


VIII

GIORNALI E GIORNALISMO A RISCHIO

1. Berlusconi e Montanelli

Il 1994 è un anno di competizioni elettorali. Metà Italia ha votato a destra per Silvio Berlusconi.

In questi conflitti il giornalismo italiano paga un tributo alto con la morte di numerosi inviati.

Il giornalismo appare sempre più in crisi d’identità e le difficoltà economiche della stampa sono numerose. Le cause sono la concorrenza della tv e il rincaro del prezzo della carta.

Mentre nei Paesi più avanzati vi è lo sviluppo della tecnologia, come Internet.

Berlusconi si mette a capo del movimento Forza Italia e “scende in campo”.

La campagna elettorale è accanitissima e le televisioni sono teatro della contesa. La Rai è il bersaglio preferito di Forza Italia.

Montanelli è un grande oppositore di Berlusconi.

Berlusconi ed i suoi alleati assaporano il successo apprestandosi a formare il nuovo governo.

Successivamente i maggiori quotidiani vengono accusati da Berlusconi e dai postfascisti di non essere imparziali ma favorevoli ai comunisti. In realtà su di essi si leggono critiche al governo Berlusconi ma sono più frequenti consensi e consigli.

Contro questi attacchi Montanelli promuove una manifestazione in difesa della libertà di stampa così porta dalla sua parte il settore dei giornalisti, divenendo i paladino di questi ultimi.

VIII

2. Diminuiscono i lettori

I lettori che vogliono seguire i dibattiti politici sono pochi, così, iniziano a diminuire.

I giornali di opposizione sfruttano gli errori e le manchevolezze di Berlusconi che diventano sempre più evidenti.

Bossi, a questo punto, esce dalla maggioranza ed è la crisi. Berlusconi deve lasciare Palazzo Chigi. Vi sono poi numerose elezioni, in poche parole si allungano i tempi.

La crisi della stampa nonostante l’impiego dei gadgets è evidente. L’aspetto più importante è il distacco dei giovani. La crisi provoca la chiusura di giornali, cambi di proprietà, mutamenti di formula ed inoltre vengono introdotte le videocassette di film che escono con il giornale.

Montanelli deve arrendersi.

Gli editori per reagire alla crisi prendono strade differenti come l’aumento del prezzo, il cambio di formula, i tagli del personale, il “giornale-panino” e la riduzione delle pagine. Il taglio delle pagine è una misura adottata con cautela perché i giornali vogliono offrire un prodotto che interessi e soddisfi diversi tipi di lettori. La formula “omnibus”, del quotidiano per tutti, ormai è considerata indispensabile.


VIII

3. Colore e offerte promozionali

Scalfari e lo staff de “la Repubblica” decidono di affrontare la crisi con una riforma dell’immagine e dei contenuti del giornale.

Il lettore, quindi, inizia a trovare una prima pagina immersa nel colore, una diversa ripartizione dei contenuti, titoli meno emotivi e notizie in breve. Il colore ha rappresentato il segnale dei cambiamenti.

Scalfari assicura fedeltà alla scelta politica.

I mutamenti indicano che la crisi della stampa non si risolve solo con offerte promozionali.

Inoltre si pensa anche che il pubblico de “la Repubblica” sia stanco della solita formula caratteristica del giornale e che abbia bisogno di qualcosa di nuovo.

Molti giornali adottano i film in videocassetta a basso prezzo accostati al numero del sabato. Il successo è strepitoso ma non dura a lungo.

Mentre il mondo della stampa è in una grave crisi la situazione delle televisioni appare in movimento. I colossi della multimedialità giganteggiano sullo sfondo della scena mondiale.

Internet fa grandi progressi e su essa appaiono anche le pagine di diversi quotidiani.

VIII

4. Le conseguenze della crisi

Nel biennio successivo caratterizzato dalla vittoria del centro-sinistra (1996), si aggrava la crisi della stampa. I quotidiani tra il 1990 e il 1996 hanno perso un milione di copie. I grandi quotidiani rimangono il “Corriere della Sera” e “la Repubblica”. I quotidiani che hanno iniziato a vendere più copie sono quelli specializzati ad esempio quelli che trattano di sport.

In questo periodo sono numerosi i cambi di proprietà e quelli dei direttori. Dopo tanti anni sono scomparse le proprietà pubbliche ad esempio l’Eni ha venduto “Il Giorno” a Monti. “la Repubblica” da Scalfari passa a Mauro. Vi sono nuovi direttori al “Messaggero” a “Panorama” e all’ “Espresso”. Vi sono novità anche al “Corriere della Sera”.

Abbiamo di fronte, quindi, un giornalismo che è divenuto più aperto alle preferenze del pubblico, che si dedica di più all’intrattenimento e alla frivolezza, che naviga tra contrapposizioni politiche. Ne soffrono la completezza e correttezza dell’informazione.

Nasce la legge sulla privacy (1997).

E’ difficile garantire la distinzione tra l’informazione e la pubblicità.


VIII

5. Cresce la conflittualità

Dopo la vittoria del centro-sinistra, Berlusconi conduce un’opposizione accanita.

A Prodi succede D’Alema.

Si intensifica sempre di più la conflittualità politica. È anche presente nei quotidiani maggiori la vignetta politica satirica in prima pagina. In televisione conquistano audience e influenza i conduttori di programmi di attualità politica. Iniziano, così, giornali e Rai ad esplicitare la propria scelta politica. In Rai diventa netta la distinzione tra il programma di Bruno Vespa e quello di Santoro.

VIII

6. I giornali “on line” e i giornali gratuiti

Il primo prodotto straordinario di Internet sono i quotidiani che si leggono sullo schermo. Vengono inserite o intere pagine stampate o un’edizione interamente diversa da quella stampata. Essi sono arricchita da colori, immagini, servizi speciali.

Un’altra novità sono i forum in cui si può discutere con gli altri di un problema o di un argomento.

In rete si possono consultare anche gli archivi dei giornali.

Nasce anche il giornale gratuito distribuito sotto la metro o vicino ai treni. Il primo si chiama “Metro”, poi escono anche “City” e “Leggo”. Essi contengono articoli di attualità e molte notizie sulla programmazione televisiva, sui cinema, gli spettacoli, articoli sportivi ecc..


VIII

7. Crisi di fine secolo

Alla fine del secolo la situazione della stampa quotidiana e di alcuni periodici appar4e finanziariamente critica.

La televisione ha stravinto.

Vi sono numerosi quotidiani ma la loro diffusione è limitata. Siamo terz’ultimi nella graduatoria europea.

La terza rivoluzione mediatica del secolo XX, Internet, e le prospettive dell’era digitale, ormai vicina anche in Italia, genera preoccupazioni sul futuro della carta stampata, libri inclusi.
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