Storia della storiografia




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Testi di approfondimento

Lo storicismo

a cura di E. Cutinelli-Rèndina tratto dal Dizionario della storiografia, Paravia Bruno Mondadori

http://www.pbmstoria.it/dizionari/storiografia/index.htm


Non sempre il passato e la conoscenza che se ne può avere hanno costituito un problema specifico o un argomento di dibattito teorico nella cultura occidentale. Solo nel XVIII secolo la storia trovò una collocazione gerarchica accanto alle altre forme di conoscenza ed è divenuta una dimensione fondamentale nella cultura occidentale. In quella temperie, come ha chiarito F. Meinecke (Le origini dello storicismo), va ricercata la genesi dello storicismo, inteso, prima ancora che come dottrina consapevole, come scoperta del divenire storico e coscienza del senso dell'individualità. Dopo la grande stagione romantica e idealistica, che dello storicismo moderno costituì la premessa filosofica e culturale (insieme con la figura alquanto isolata di G.B. Vico), lo storicismo assunse una veste teorica elaborata ed esplicita a partire dal dibattito sullo statuto conoscitivo delle scienze storiche apertosi nella cultura tedesca nella seconda metà del XIX secolo. In effetti, l'oggettività naturalistica che il positivismo pretendeva convenisse a qualsiasi tipo di conoscenza sembrava sempre più inadatta a esprimere le reali condizioni della comprensione storica. Grazie soprattutto a W. Dilthey e in genere al neokantismo con la sua attenzione ai problemi della conoscenza, lo storicismo venne trasformandosi da aprioristica filosofia della storia di stampo idealistico ed hegeliano in scienza della storia, volta a definire i metodi e le possibilità del conoscere storico. E poiché in questa nuova prospettiva la storia cessava di essere, come lo era in Hegel, espressione di un'idea trascendente, di un metafisico «spirito del mondo», e si rivelava piuttosto opera di concreti individui, si chiariva anche come la storiografia e le scienze dello spirito, usando la fortunata terminologia di Dilthey, siano di tipo idiografico, ossia conoscenza di ciò che è individuale, mentre le scienze naturalistiche sono di tipo nomotetico, ovvero mirano a ricondurre i fenomeni della natura sotto leggi generali. Su questi fondamenti finì con il delinearsi una vera e propria Weltanschauung storicistica, secondo la quale ogni realtà e ogni evento sono considerati come unici e irripetibili, e tali da non poter essere realmente compresi in termini di leggi generali, ma solo situandoli nella loro individuale collocazione cronologica e nel loro contesto specifico. Inoltre, essendo la storia l'autentico e non trascendibile orizzonte dell'operosità e della conoscenza umana, essa è per lo storicismo l'unica depositaria e portatrice dei valori elaborati dalla civiltà umana; valori che il progresso, che è il poi corso stesso della storia, necessariamente tramanda e allarga con il passare delle generazioni. Su questa linea una formulazione radicale di storicismo fu elaborata in Italia da B. Croce, secondo il quale la realtà si risolve essenzialmente nella storia, no avendo le cosiddette scienze naturali alcun valore autenticamente conoscitivo; e nella storiografia, quale atto di comprensione della storia, risiede la comprensione più compiuta ed esauriente di ogni aspetto della realtà e dell'attività umana. Il pericolo che molti videro intrinseco allo storicismo è quello del relativismo etico: se ogni realtà e ogni individualità si spiegano unicamente in relazione al loro contesto storico, se ogni valore è tale solo in quanto e per quanto si realizza nella storia, allora non esiste nulla che sia valido in sé e per sé e che si sottragga al divenire storico, e la storiografia si risolve in una giustificazione del fatto compiuto. All'interno della stessa cultura storicistica F. Meinecke ed E. Troeltsch, pur convinti della superiorità ermeneutica dello storicismo, sentirono in particolar modo la drammaticità di questo problema. Nella seconda metà del Novecento, eccetto che nelle varianti di derivazione marxista (come quelle elaborate da A. Gramsci e da G. Lukács), lo storicismo è andato incontro a una crisi profonda. Questa crisi, oltre che dal peso delle problematiche etiche a cui si è accennato, è stata determinata in primo luogo dal venir meno della fiducia nel progresso, che dello storicismo, se non vuol trasformarsi in negazione dei valori, in nichilismo, è un corollario necessario. L'andamento concreto della storia del XX secolo, con le sue immani tragedie umane, il rischio di una guerra nucleare, lo spettro della devastazione ambientale, ha infatti generato scetticismo nei confronti delle possibilità che il corso della storia avrebbe di metabolizzare in vista di una qualsiasi forma di progresso le tragedie e gli squilibri prodotti dalla civiltà moderna. Per un altro verso, anche nel campo della storiografia un atteggiamento più cauto e disincantato ha finito con il far prevalere diverse forme, meno ambiziose e meno totalizzanti, di comprensione degli eventi storici.


• F. Meinecke, Le origini dello storicismo, Sansoni, Firenze 1954; C. Antoni, La lotta contro la ragione, Sansoni, Firenze 1968; F. Tessitore, Introduzione allo storicismo, Laterza, Roma-Bari 1991.


Il materialismo storico

a cura di E. Cutinelli-Rèndina tratto dal Dizionario della storiografia, Paravia Bruno Mondadori

http://www.pbmstoria.it/dizionari/storiografia/lemmi/253.htm


Nella cultura occidentale non sono mai mancate concezioni che scorgevano il fattore determinante della storia nelle condizioni materiali di vita. Tuttavia si suole ormai chiamare materialismo storico la concezione della storia fondata sulla dottrina di K. Marx. In parte notevole già presente nell'opera di Marx stesso, il materialismo storico ricevette un'elaborazione teorica fondamentale dal suo collaboratore e amico F. Engels e poi, tra Ottocento e Novecento, da un dibattito che impegnò gran parte della cultura europea. Nella prefazione a Per la critica dell'economia politica del 1859, Marx fornì sinteticamente ed efficacemente i lineamenti essenziali della sua filosofia della storia: gli ordinamenti statuali e i vincoli legali non possono essere spiegati soltanto con lo sviluppo generale dello spirito umano, ma bisogna piuttosto risalire alle condizioni materiali di vita e di produzione. Dunque la vera struttura della società va cercata nell'economia politica. In sostanza, per Marx nella produzione delle proprie condizioni materiali di vita gli uomini costruiscono un insieme di relazioni che sono la vera struttura della società. La storia, per chi la sappia guardare con occhi sgombri da ideologie (cioè falsi sistemi di pensiero), non è che l'evoluzione di queste strutture economiche. Tutto il resto (diritto, religione, cultura, arte ecc.) non è che sovrastruttura e dunque, in quanto tale, dipendente dalla struttura e senza vera autonomia. Le varie fasi della storia umana sono pertanto intrinsecamente caratterizzate dai differenti livelli raggiunti dalle società umane nell'organizzazione della produzione materiale e dei suoi strumenti. Marx distingue nella storia una fase asiatica, una antica, una feudale e una borghese. Peraltro il passaggio da una fase all'altra (e qui si coglie un lato del potente influsso hegeliano su Marx) avviene per le contraddizioni insanabili che vengono a costituirsi in seno a ciascuna forma di organizzazione produttiva. Marx ritiene che at traverso la contraddizione estrema a cui inevitabilmente conduce la società borghese si giungerà, attraverso un capovolgimento dialettico (ossia una rivoluzione), a una fase finale della storia in cui si attuerà un sistema economico senza proprietà privata dei mezzi di produzione e quindi senza il conseguente sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Nel dibattito di fine Ottocento uno sviluppo originale lo si ebbe proprio in Italia con la polemica accesasi tra Antonio Labriola, che cercava di attenuare il carattere deterministico del materialismo storico mantenendone però il carattere di filosofia della storia, e B. Croce, che negava contenuto di verità logico-filosofica alla dottrina marxista e al materialismo storico vedendone tuttavia un potente stimolo all'allargamento degli orizzonti storiografici grazie all'inclusione di fenomeni e temi prima trascurati. Intervenendo per suo conto nella polemica, G. Gentile invece sottolineava l'aspetto volontaristico, di filosofia della prassi, insito nel materialismo storico (di qui il convinto apprezzamento di Lenin agli studi gentiliani su Marx). Al di là della sua immensa fortuna politica e culturale, in netto declino nella seconda metà del Novecento, il materialismo storico ha in effetti costituito per gli studi storici un'esperienza o un elemento di confronto fondamentale: non solo per l'attenzione che, in ogni tipo di indagine storica, ha insegnato a rivolgere ai fattori economici, alle tensioni e alle lotte di classe, ma anche perché ha contribuito a infrangere definitivamente il modello storiografico ottocentesco che vedeva nello stato l'unico soggetto storico-politico che dava dignità e legittimità storica alle forze che agitano le società umane.


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