Storia della storiografia




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Storia della storiografia


(testo a spiegazione delle slides in Power Point “Storia A Introduzione agli studi storici 3. Storia della storiografia”)





Il XIX secolo ha visto l’elaborazione delle grandi periodizzazioni della storia dell’umanità sulla base di precise “filosofie della storia”.

  1. Il romanticismo

  2. Il positivismo

  3. Lo storicismo

  4. Il materialismo storico

Il positivismo


Il positivismo è stato un movimento filosofico nato in Francia nella prima metà dell’Ottocento, che si impose a livello europeo nella seconda metà del secolo. Influenzò il pensiero filosofico, scientifico, storico e letterario. Alla sua base vi era la convinzione che fosse possibile raggiungere una piena conoscenza sui fatti reali esclusivamente dall'osservazione propria alle scienze sperimentali. La corrente positivista era favorita dal clima generale di fiducia entusiastica nelle forze dell’uomo e nelle potenzialità della scienza e della tecnica.

“Positivismo", termine coniato per la prima volta da Saint-Simon nella sua opera Catechismo degli industriali, deriva dal termine "positivo", inteso come ciò che è reale, effettivo, sperimentale ed anche fecondo, pratico ed efficace, in opposizione a ciò che è astratto, metafisico, inutile e ozioso.

Il pensiero positivista trovò un ambiente favorevole al suo sviluppo a partire dal 1830, col progresso delle scienze naturali, con le prime applicazioni tecniche delle scoperte scientifiche e con i loro riflessi in campo socio-economico. Principali esponenti del pensiero positivista furono: A. Comte, John Stuart Mill, Charles Darwin, Herbert Spencer.

L'uso del termine "positivo" rivela un'ideologia o un programma d'azione economica, sociale, politica che vede nella scienza e nella tecnica il fondamento dei suoi ideali e lo strumento per realizzarli (ogni conoscenza riguardante questioni di fatto è basata, quindi, sui dati "positivi" dell'esperienza). La sua fede assoluta e quasi mistica nella scienza lo fa diventare, in certi casi, come la metafisica (infatti considera la scienza come unica conoscenza valida e efficace).

Caratteristiche del Positivismo


  1. Reazione agli esiti irrazionalistici del romanticismo;

  2. Connessione con alcune istanze della riflessione illuministica;

  3. Fiducia nella ragione, nella scienza e concezione deterministica dell'agire umano: al primo posto si trova la scienza e il suo metodo. La razionalità scientifica è unico paradigma, criterio e modello del sapere; La scienza è l’unica conoscenza possibile e il metodo della scienza è l’unico valido.

  4. Il ricorso a cause o principi che non siano accessibili al metodo della scienza non dà origine a conoscenza: la metafisica è dunque priva di valore.

  5. Laicismo, insofferenza verso la dimensione metafisica e spirituale.

  6. Estensione del metodo sperimentale a tutti i campi del sapere, compresi quelli in passato di pertinenza della morale.

  7. Il metodo della scienza va esteso anche all’uomo (psicologia) e alla società (sociologia)

  8. La scienza può risolvere tutti i problemi umani e sociali: fede nel progresso e nell’evoluzione.

  9. la ricerca scientifica, vuoi in campo naturale, vuoi umano, serve a scoprire leggi generali e per questa strada si può arrivare a ricostruire i meccanismi insiti nella realtà e a spiegare e prevedere gli eventi (meccanicismo e esplicazionismo).

Positivismo e storicismo


Nella seconda metà del XIX secolo ci fu una vivace reazione al positivismo che ebbe il suo centro nell’università tedesca. Il movimento antipositivista coinvolse storici, filosofi, politici, filologi, letterati, presentandosi diversificato e articolato. Talvolta per indicarlo nel suo complesso si è parlato di idealismo o di storicismo perché si sostiene il primato della storia, considerata la realtà dell’uomo.

I positivisti consideravano le scienze naturali il modello cui adeguare quelle dell’uomo (primato delle scienze esatte), erano dell’idea che il metodo scientifico fosse unico e che si dovesse procedere allo stesso modo in fisica, in biologia, in sociologia e in storia (monismo metodologico). Pensavano poi che la ricerca scientifica, vuoi in campo naturale, vuoi umano, servisse a scoprire leggi generali e che per questa strada si arrivasse a ricostruire i meccanismi insiti nella realtà e a spiegare e prevedere gli eventi (meccanicismo e esplicazionismo). Gli storicisti tedeschi partivano dall’idea che, quando si intraprende lo studio delle vicende umane, si entra in un campo completamente differente da quello del mondo naturale, che richiede tutt’altro modo di porsi e procedere nello studio. A loro avviso, i positivisti facevano confusione, perché in realtà si tratterebbe di due ordini di scienze diverse. Dilthey usò l’espressione scienze dello spirito per indicare il dominio dei fatti umani, contrapposto a quello degli eventi fisici di pertinenza delle scienze naturali. Perciò gli storicisti ritengono assurdo prendere a modello le scienze esatte per studiare la vita sociale umana, come pure accanirsi a voler adoperare gli stessi metodi e a cercare di ottenere lo stesso tipi di risultati.

Mentre nelle leggi naturali si va alla ricerca di leggi universali, quando si studia la storia umana l’intento è cogliere i singoli eventi nella loro individualità, unicità e irripetibilità. Ogni fatto è un evento completamente a sé e va capito come tale. Windelbald distingue tra scienze nomotetiche, che individuano regole, e scienze idiografiche, che descrivono il fatto singolo. Visto che non ci sono leggi e meccanismi da scoprire, le scienze dello spirito mirano, anziché a spiegare le cose, a descriverle. Droysen distingue tra spiegare e comprendere. Lo scienziato che spiega guarda ai fenomeni dall’esterno, nota gli eventi ripetitivi e inferisce connessioni causali. Invece chi è teso a comprendere si sforza di cogliere le esperienze umane dall’interno, usa l’empatia, la tecnica di mettersi nei panni degli altri, il rivivere, il riprodurre su di sé il vissuto degli altri, ed è interessato a ricostruire il mondo mentale degli individui che studia, le loro percezioni, i pensieri e, soprattutto, le intenzioni.

Leggi il testo di approfondimento sullo storicismo in appendice

Caratteristiche dello storicismo


Concetti come "fatto", "prova", l'idea che esistano strumenti appositi per le verifiche, la concezione stessa di un'oggettività di fatto erano tutti elementi che derivavano dalla strumentazione dell'epistemologia positivista. A parte questo, lo storicismo si distingue dal positivismo: suppone che gli oggetti e gli strumenti della conoscenza storica abbiano un carattere specifico che li distingue da quelli della conoscenza naturale.


1) I protagonisti della storia sono gli uomini concreti.

2) La storia è il risultato delle relazioni degli uomini in un determinato momento.

3) La storia va analizzata sui fatti concreti.

4) La distinzione tra storia e natura è fondamentale.

5) Bisogna trovare le regole di una scienza oggettiva per la storia diversa dalla scienza del mondo naturale.

6) Mentre la natura è uniforme e ripetibile la storia è frutto dell’individualità e delle diverse culture.

7) Le azioni umane tendono a dei fini, sono giudicate da dei valori.

8) La storia è l'unico orizzonte a cui fare riferimento per spiegare i fatti e il piano temporale è l'unico piano dell'essere esistente: la storia diventa l'assoluto.

Corollari:


  • particolare attenzione per le fonti

  • esigenza di una conoscenza oggettiva del mondo umano

  • tentativo di fondare in maniera rigorosa (epistemologica) tale conoscere

  • sviluppo delle discipline “filologiche”: diplomatica, paleografia, archivistica

  • l’identità della comunità è data solo dalla sua storia

  • la storiografia privilegia il taglio politico-istituzionale

  • ripresa e sviluppo di una tradizione erudita

  • grande impulso alle raccolte di fonti della storia nazionale



Grande impulso alle raccolte di Fonti della storia nazionale (monumenta)


Inizio XIX sec.- Germania. Promossa la sistematica edizione dei testi medievali “nazionali” con l’esclusione dei documenti privati. I Monumenta Germaniae Historica (anni Venti) sancirono il primato di due grandi categorie di fonti, quelle narrative (gli Scriptores) e quelle diplomatiche pubbliche, cioè i diplomi regi e imperiali (Diplomata), cui si affiancarono le Leges. Su questa triade si sarebbe imperniata fino ad epoca recentissima la grande maggioranza delle imprese erudite ed editoriali.

Nell'Italia del Risorgimento si promossero diverse edizioni di fonti medievali da parte dalle Deputazioni di Storia Patria concentrate sulla pubblicazione di codici diplomatici (di una città, di una zona o di un ente ecclesiastico), di statuti (per lo più cittadini) e di fonti narrative.

Nel 1900 sotto la direzione di Giosuè Carducci venne ripresa ripresa l'opera muratoriana dei Rerum Italicarum Scriptores.

Nel 1883 fu fondato l'Istituto Storico Italiano per il Medioevo

L'Istituto storico Italiano, fondato nel 1883 per dare «unità e sistema alla pubblicazione de' Fonti di storia nazionale», assunse il titolo di Istituto Storico Italiano per il Medio Evo nel 1934. All'Istituto storico Italiano per il medio evo vennero mantenuti tutti i compiti scientifici già assegnatigli con l'aggiunta della direzione scientifica della ristampa nazionale dei Rerum Italicarum Scriptores del Muratori, edita a spese della casa Zanichelli di Bologna. 

A cura dell'Istituto sono pubblicate le collane: "Fonti per la storia d'Italia", "Fonti per la storia dell'Italia medievale" [suddivise nelle seguenti sezioni: Antiquitates, Rerum Italicarum Scriptores (terza serie), Regesta Chartarum, Subsidia, Storici italiani dal Cinquecento al Millecinquecento ad uso delle scuole], Studi Storici, Nuovi Studi Storici nonché la rivista Bullettino dell'Istituto Storico Italiano per il Medio Evo.

Il materialismo storico


Leggi l’approfondimento sul materialismo storico in appendice


La storia occidentale è una successione di “modi di produzione”:

  • Schiavistico

  • Feudale

  • Capitalistico

  • Dittatura del proletariato (futuro)


Caratteristiche principali della storiografia marxista

  • grande attenzione, in ogni tipo di indagine storica, è rivolta ai fattori economici, alle tensioni sociali e alle lotte di classe

  • rottura definitiva del modello storiografico ottocentesco che vede nello stato l'unico soggetto storico-politico che da dignità e legittimità storica alle forze che agitano le società umane.



Crisi del positivismo


Nel periodo compreso tra la fine dell’800 e la prima guerra mondiale il clima culturale caratterizzato dal Positivismo muta progressivamente: è un’età di decisivi cambiamenti in cui il sistema di valori e di certezze precedentemente legato all’affermazione sociale della borghesia va incontro a una crisi profonda


  • La societa' di massa e le lotte sociali: crisi dell'idea "progresso=benessere per tutti"

Negli anni precedenti alla prima guerra mondiale, la radicalizzazione dello scontro sociale, caratterizzato dalle dure lotte delle organizzazioni dei lavoratori, smentiva il facile ottimismo dei positivisti i quali si erano sempre illusi che il progresso scientifico bastasse da solo a garantire diffuso benessere e crescita culturale. Il modello interpretativo offerto dal positivismo appariva sempre più inadeguato a spiegare i fenomeni politici, economici e sociali del periodo. Il positivismo restò per molti un metodo di ricerca e di conoscenza della realtà, ma si smise di accettarlo come una visione del mondo, perché legato all’idea di un progresso necessario e costante che contrastava con la realtà.


  • Crisi delle scienze esatte

Nel 1905 Albert Einstein enunciava la sua teoria della relatività, che non metteva in discussione i fondamenti della fisica classica, ma sconvolgeva alcuni pilastri della scienza tradizionale, come la distinzione fra materia ed energia e il carattere "assoluto" dei concetti di spazio e di tempo. Nella fisica di Newton il tempo era qualcosa di assoluto, qualcosa che scorre per conto suo nell’universo, indipendentemente da noi, da quello che facciamo, da come ci muoviamo. Secondo Einstein invece non è così, il tempo assoluto non esiste, e anche il concetto di simultaneità è relativo, dipende da chi osserva gli eventi.

La crisi delle “Filosofie della storia”: il “peso” della storia


  1. Elaborazione del Principio di Inderterminazione da parte di Werner Heisenberg

Leggi il testo di approfondimento su Heisemberg in appendice

  1. Trionfo dei sistemi politici totalitari: nazismo, fascismo, stalinismo, franchismo.

  2. Genocidi di massa (ad. Hiroshima, Olocausto).

Leggi il testo di approfondimento sull’idea di Progresso in appendice

Critiche allo storicismo:


  • impossibilità di individuare una verità unica ed esauriente

  • parzialità della fonte

  • casualità o intenzionalità della memoria

  • soggettività dell’interpretazione

  • inesistenza di un “tempo” comune di riferimento

Critiche allo storicismo - Karl R. Popper


1. Il corso della storia umana è fortemente influenzato dal sorgere della conoscenza umana.

2. Noi non possiamo predire, mediante metodi razionali o scientifici, lo sviluppo futuro della conoscenza scientifica.

3. Perciò, non possiamo predire il corso futuro della storia umana.

4. Ciò significa che dobbiamo escludere la possibilità di una storia teorica; cioè, di una scienza sociale storica che corrisponda alla fisica teorica. Non vi può essere alcuna teoria scientifica dello sviluppo storico che possa servire di base per la previsione storica.

5. Lo scopo fondamentale dello storicismo è quindi infondato. E lo storicismo crolla.

Ma può esserci una legge dell’evoluzione? …Io credo che la risposta a questa domanda debba essere "no"… I miei argomenti sono semplicissimi. L’evoluzione della vita sulla terra o della società umana, è un processo storico unico.

(Karl R. Popper, Miseria dello storicismo , Laterza, Roma - Bari, 1969, pp. 13-14, 101)

Les Annales. Economie, Societé, Civilization


Corrente di pensiero e di attività storica (secondo alcuni una vera e propria "scuola") nata dalla rivista fondata nel 1929 da M. Bloch e L. Febvre, Annales d'histoire économique et sociale, divenuta nel 1946 dopo vari mutamenti di titolo "Annales. Economies. Sociétés. Civilisation" e dal 1994 "Annales. Histoire et sciences sociales".

Leggi i testi di approfondimento su Les Annales e su Marc Bloch in appendice

Caratteristiche essenziali




  • Critica alla storia événementielle


histoire événementielle: formula con la quale, spesso in forme caricaturali, gli antenati, i padri fondatori e i gestori dell'ideologia storiografica delle "Annales" hanno presentato un filone di ricerca storica non facilmente identificabile. Si potrebbe pensare a certa manualistica universitaria tardottocentesca di storia politica e diplomatica, e in questo senso vanno alcune indicazioni di Lucien Febvre. Ma in fondo non è questo il problema principale; quel che va invece chiarito è la natura di oggetto costruito della cosiddetta histoire événementielle, di mito polemico nel quale far confluire una serie di determinazioni negative per far meglio risaltare, in positivo, i contenuti del nuovo indirizzo di ricerca che si cercava di legittimare. La formula dispregiativa riguardava assieme il primato della storia politica, il presupposto dell'unicità, della non ripetitività degli accadimenti storici, e il ruolo del fattore individuale, dell'elemento cosciente nel processo storico.
  • Storia non événementielle


Gli eventi sono mutamenti di stato: qualunque mutamento è scomponibile in un numero indefinito di altri eventi; sono una convenzione; fissano limiti e selezionano elmenti della realtà.

Non esiste l’evento isolato: casualità, causalità.

La selezione per eventi porta a privilegiare la storia politica e militare.
  • Strutturalismo


Le strutture sono un insieme coerente di elementi in relazione duratura. Guardando alle strutture si verifica un mutamento di piani: dall’individualità alla collettività; dall’unicità alla ripetitività; dalle cause all’interazione.Viene dato maggior valore alla durata e il CAMBIAMENTO si pone al centro dell’indagine.
  • Aspetti di lunga durata


        • la breve durata riguara gli eventi, ad esempio la politica.

        • la media durata riguarda ad esempio i cicli dell’economia.

        • la lunga durata (privilegiata) riguarda invece i rapporti sociali, la mentalità, la ricerca di una verità profonda e stabile.



  • Storia totale = storia sociale

  • Comparazione tra società diverseantistoricismo


Le comunità non si spiegano col loro passato ma con l’interazione con l’ambiente unitamente al fattore tempo
  • Mentalità

  • Serialità = dal qualitativo al quantitativo

  • Gerarchia delle fonti


Si attua una vera e propria rivoluzione documentaria: dilatazione della nozione di fonte storica; declassamento delle fonti scritte; importanza dell’archeologia; uso maggiore dei dati seriali e numerici; attenzione maggiore alla cultura orale e materiale
  • Le storie parziali e la storia


Si sviluppano storie “specialistiche” che acquistano spessore e dignità di disciplina:

Archeologia

Storia economica

Storia demografica

Storia sociale ...

Critiche all’antistoricismo degli Annales


La storia strutturalista si rileva inadeguata a spiegare la contemporaneità. La dimensione degli eventi e quella delle strutture NON hanno un andamento lineare ma si intersecano l’una nell’altra modificandosi reciprocamente Si sente la necessità di ritornare all’avvenimento.

Esempi:




  1. Federico II

Personaggio e contesto in cui l’evento ha un’importanza ineludibile. Impossibile “narrare” la storia del dominio federiciano senza considerare, ad esempio il suo albero genealogico e di conseguenza gli eventi “puntuali” che hanno portato alla sua nascita e incoronazione:


Federico I Ruggero II

di Svevia d’Altavilla

re di Germania re di Sicilia

imperatore SRI

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Enrico VI ∞ Costanza
di Svevia d’Altavilla
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Federico II (1194-1250)

erede del trono normanno

e di quello germanico

imperatore del SRI


  1. Scristianizzazzione nella Francia della metà del XVIII secolo

Si legga in proposito il testo di approfondimento in appendice

Fattori in gioco:

Mentalità collettiva

rapporto con la morte

devozione

trasmissione dei valori


Concause

avvento del capitalismo

allargamento dei sistemi politici

crisi dell’ancien régime


3) La donna alla fine del XX secolo

Aspetti investiti:

Relazioni sociali e famigliari

Mutamento di mentalità

Rapporto fra i sessi

Concause:

Democrazia e suffragio

Pillola anticoncezionale

Contestazione del ‘68

Spinte forti:

II Guerra Mondiale

Boom economico

Inoltre si deve ammettere la insopprimibilità della visione soggettiva anche nella storia “strutturalista” perché la soggettività si riconosce:


  1. emissione della fonte (anche se seriale)

  2. conservazione della fonte

  3. ricostruzione

  4. interpretazione

  5. interpolazione

  6. selezione

  7. scelta

  8. ipotesi

Microstoria come dimensione concreta della pratica sociale


A fronte dello storicismo degli Annales che privilegia le strutture, la lunga durata gli ampi orizzonti geografici e la storia quantitativa, c’è stato in questi ultimi anni una ripresa della microstoria.

Macrostoria e Microstoria: confronto ed esempi:

Macrostoria e storia quantitativa

Produzione, lavoro, salari

Demografia, struttura famigliare

Insediamento e popolazione
Microstoria e storia qualitativa

Coloni, servi e liberi nelle campagne dell’Italia centro-settentrionale

La famiglia nella Francia del Seicento

L’incastellamento in Lunigiana

Gli ospedali di strada nel medioevo

Bibliografia di riferimento:

A.Burguière, voce Annales in Dizionario di scienze storiche , Edizioni Paoline, Milano 1992;

M. Mastrogregori, Il genio dello storico , Esi,Napoli 1987;

T. Stoianovich, La scuola storica francese. Il paradigma delle "Annales" , Isedi, Milano 1978;

P. Burke, Una rivoluzione storiografica. La scuola delle Annales 1929-89 , Laterza, Roma-Bari 1992;

La storia delle "Annales" , n. speciale della "Rivista di storia della storiografia moderna", 1-2, 1993, Gei, Roma 1994.

Angelo D'Orsi, Alla ricerca della storia : teoria metodo e storiografia, 1996

Mastrogregori, Massimo Il genio dello storico : le considerazioni sulla storia di Marc Bloch e Lucien Febvre e la tradizione metodologica francese, Napoli 1987 http://www.unipa.it/~DSSA/rm/Memoria/Mem-diz-og.htm
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