Percorsi alternativi alla guerra e alla violenza dall’antichità a oggi




НазваниеPercorsi alternativi alla guerra e alla violenza dall’antichità a oggi
страница5/51
Дата06.09.2012
Размер1.54 Mb.
ТипДокументы
1   2   3   4   5   6   7   8   9   ...   51
Cosa propongo


Vorrei ora scrivere, dal mio punto di vista di studente, come preferirei studiare la storia per renderla più utile e interessante. Prima però occorre una riflessione generale.

"Historia magistra vitae", afferma un famoso detto latino. Sempre più ragazzi oggi ritengono invece che la storia sia un "mucchio di nozioni" e che prescinda dalla vita. In tal modo sembra essere forse l'ultima delle discipline che possano aiutare in questo senso: ad essere "maestra di vita". Ora, io sono solo uno studente, non un insegnante che ogni giorno si reca a scuola cercando di rendere "più appetitosa" la sua materia (anche se a volte alcuni non si preoccupano di ciò). Tuttavia, proprio perché tocca a me apprendere, cercherò di argomentare delle proposte al fine di avvicinare la materia ai miei pari.

Innanzitutto è limitativo pensare alla storia come storia degli eventi e considerarla "un mucchio di nozioni".

Quindi la mia prima proposta è cambiare il modo di vedere la storia. Quando parliamo di storia non parliamo solo di fatti ma anche di personaggi che l'hanno costruita, di correnti di pensiero, di opere che hanno inciso. Le stesse opere sono da intendersi come opere letterarie, filosofiche, artistiche e scientifiche. Una volta corretto il nostro punto di vista sulla storia vediamo come renderla maggiormente "utile e interessante".

Per prima cosa credo che sarebbe più giovevole sfruttare non un testo solo (quello adottato dall'insegnante) ma più testi scelti dai ragazzi che permettano di approfondire un certo argomento avendo diverse fonti. Questo però non basta. I testi scritti per la scuola, infatti, hanno spesso un linguaggio (mi perdonino gli autori) che tende ad annoiare il ragazzo a causa dello stile poco accattivante dal punto di vista narrativo. Per fortuna la storia, come già detto, è fatta anche dalle opere. Dunque un'analisi della storia attraverso lo studio delle opere che ne parlano avrebbe maggiore carica narrativa. Tanto per fare un esempio, leggere gli stralci più significativi de "Il nome della rosa" o "L'ultima legione" o ancora le biografie dei filosofi scritte da Luciano De Crescenzo, renderebbe senza dubbio più accattivante nonché divertente lo studio della materia. Ma ancora non basta. La storia è fatta dai più forti ed è come tale che alle volte si studia. Sarebbe opportuno invece mettere a confronto il punto di vista dei vincitori con quello dei vinti. Leggendo il De bello gallico non ci abbandoniamo semplicemente al suo fascino narrativo (come proponeva un libro di letteratura latina che ho letto), guardiamo con occhio critico questi Romani "buoni e vittoriosi". Non bisogna poi pensare che i libri di storia senza guerre sarebbero solo "pagine bianche". La storia è fatta anche di compromessi, di pace. Pensiamo a San Francesco che andò a dialogare con il sultano; pensiamo ad Einstein che, di fronte al potere distruttivo della bomba atomica, dopo la fine della guerra si impegnò per il disarmo nucleare.

L'impiego di videocassette può ulteriormente "alleggerire" le lezioni. Si potrebbero fare anche quelle che si definivano, in tempi antichi, "disputatio", ossia discussioni su un argomento storico oggetto di studio. Questo potrebbe aiutare a rendere lo studente attivo e non un passivo uditore di spiegazioni.

"To sum up", cioè per riassumere, come sono soliti fare gli inglesi quando scrivono, ho avanzato otto proposte:

  1. Cambiare nel ragazzo il modo di vedere la storia.

  2. Leggere da più testi scolastici.

  3. Leggere libri inerenti la storia (intesa anche come storia della filosofia, letteratura, ecc.)

  4. Confrontare il punto di vista dei vincitori con quello dei vinti.

  5. Compiere una lettura critica delle opere letterarie storiche di parte.

  6. Realizzare uno studio della storia della pace e dei compromessi oltre a quella delle guerre.

  7. Vedere videocassette.

  8. Operare delle disputatio che sviluppino l'intelligenza, il senso critico e rendano il ragazzo attivo in antitesi alla lezione sorbita passivamente.


Tutte queste proposte sono semplicemente le idee di uno studente. La mia giovane età non mi ha fatto dimenticare che l'insegnante deve seguire un programma che spesso grava sulla sua testa come una "spada di Damocle". Per questo sta all'intelligenza, al tempo e alla "capacità didattica" di cui ogni insegnante dispone, saper sfruttare o meno una o più di queste proposte che potrebbero rendere più interessante la storia non solo per i ragazzi ma per l'insegnante stesso. Anche per quei professori, a cui magari non piace la materia e la insegnano solo per una questione di soldi, qualcosa potrebbe cambiare.


Educazione alla pace: norme per la scuola


Approfondire la storia della pace è una ricerca che si inserisce nel più complessivo lavoro per l'educazione alla pace. Alcuni insegnati temono di andare "fuori del programma ministeriale" o di incorrere nelle ire di presidi ostili a queste cose. Ecco allora alcune norme da citare nella programmazione personale la quale, si badi bene, non può essere sostituita e cancellata con una programmazione collegiale di dipartimento: l'art.33 della Costituzione garantisce la libertà di insegnamento individuale. Per quanto concerne l'educazione alla pace, essa ormai è entrata nella vita della scuola dalla porta principale e non deve più vivere nella semiclandestinità. Il Ministero della Pubblica Istruzione, con la circolare ministeriale del 27 giugno 2003 (Prot. n. 1775-DIP-Segr), ha invitato a celebrare la "Giornata Internazionale della Pace" per il 21 settembre. Tale circolare fa riferimento alla Risoluzione 55/282 del 7/09/01 dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Con tale risoluzione l'Onu invita le strutture governative, le istituzioni formative e la società civile ad adoperarsi attivamente per coinvolgere e sensibilizzare sul tema della pace. Tale azione non si limita ad una sola giornata ma ad un intero decennio. L'Onu ha proclamato (Delibera 53/25 del 10/11/1998) il periodo 2001-2010 "Decennio Internazionale per una Cultura di Pace e Nonviolenza per le Bambine e i Bambini del Mondo". In precedenza, l'Onu aveva proclamato il periodo 1995-2004 "Decennio per l'educazione ai Diritti Umani". Per rafforzare queste decisioni, il 13 settembre 1999 (Delibera 53/243), l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una "Dichiarazione" e un "Programma d'azione per una cultura di Pace" in cui al primo posto vi è l'obiettivo di rafforzare una cultura di pace e di nonviolenza attraverso l'educazione.


Preistoria


Cornice storica


L'antenato dell'uomo fu il piccolo primate che 70 milioni di anni fa salì sugli alberi. Circa 8 milioni di anni fa cominciarono a emergere le prime divergenze evolutive tra scimmie antropomorfe e uomo. L'evoluzione in homo habilis, erectus e sapiens si sviluppò in un arco di tempo che va dai 2 milioni di anni fa ad un'epoca più recente che è collocabile intorno al 40.000 a.C. (homo sapiens sapiens), ossia il Paleolitico superiore. La fine delle glaciazioni e il passaggio ad un'economia non più nomade segnò, fra il 10.000 e l'8.000 avanti Cristo, l'inizio del Neolitico con lo sviluppo e la diffusione dell'agricoltura. Fu un processo lentissimo e non uniforme. Ma in questo lasso di tempo in cui si diffondevano la coltivazione dei campi e l'allevamento cominciò una vera e propria "rivoluzione lenta" nell'organizzazione economica e sociale. Si calcola che in 8.000 anni di agricoltura neolitica l'umanità sia passata da circa 10 milioni a circa 300 milioni di individui. Si formò la proprietà privata. Si formarono le strutture di potere e le classi sociali. Si passò da una società comunitaria relativamente paritaria ad una società in cui cominciarono a diventare forti le diseguaglianze sociali. La lotta per il possesso della terra fece aumentare la violenza. Emerse una supremazia dell'uomo - fisicamente più forte della donna e più adatto ai faticosi lavori agricoli - sulla donna.

Ma in particolare l'uomo si impose sulla donna in quanto con il Neolitico nacque la proprietà privata e con essa le contese, spesso sanguinose. Scoppiarono lotte sanguinose tra pastori e agricoltori per stabilire chi dovesse controllare la terra. La delimitazione delle proprietà private avvenne spesso armi alla mano. Nella famiglia il padre acquisì sempre più il diritto di vita e di morte su tutti i membri.

Le contese non erano colpa dell'agricoltura, la quale anzi costituiva un sistema più razionale rispetto allo sfruttamento nomade della terra e delle conseguenti migrazioni non sempre pacifiche. La ragione dell'aumento delle contese e con esse della violenza stava invece nella creazione di una gerarchia sociale necessaria a tutelare l'atto iniziale di appropriazione delle terre da parte dei più forti. Per questo il Neolitico segnò - accanto ad un'evoluzione della società - anche un'escalation della violenza e la fine di alcuni esperimenti comunitari pacifici basati sul governo delle donne. Si formarono le classi sociali, che modificarono le precedenti strutture di clan, e con esse presero vita strutture armate organizzate destinate a diventare permanenti. Nacque il concetto di potere come organizzazione istituzionale del dominio, un potere che andava oltre il tradizionale rapporto di soggezione dentro la famiglia o il clan. Da un consiglio degli anziani, che si occupava di dirimere le questioni relative al possesso e alla divisione e delimitazione dei terreni, si passò ad un consiglio ristretto delle famiglie più ricche. E le armi divennero il mezzo con cui difendere i privilegi acquisiti con il potere.


Darwin e le interpretazioni dell'evoluzionismo


Con Charles Robert Darwin (1809-82) il concetto di "lotta per la sopravvivenza" è diventato una teoria scientifica esplicativa dell'evoluzione. Darwin è stato però utilizzato in chiave razzista per sottolineare il concetto di "vittoria del migliore", ossia di selezione del più forte e del più "civile". Con il positivismo evoluzionista della metà dell'Ottocento la storia umana - non solo l'evoluzione della specie - è stata interpretata come selezione delle civiltà più forti e di sottomissione delle civiltà più deboli, continuando così lo schema storico di Hegel: "Ciò che è reale è razionale, ciò che è razionale è reale". Dalla preistoria al colonialismo la storia - in simile schema - sarebbe una successione di "civiltà superiori", selezionate dai durissimi esami della storia e della guerra.

Lord Elton nel 1942, in pieno conflitto mondiale, affermava serenamente: "La guerra, per quanto la possiamo odiare, è ancora il fattore supremo del progresso evolutivo". L'antropologo Keith rincarava la dose: "La Natura fa prosperare il suo frutteto sfrondandolo e potandolo; la guerra è il suo falcetto potatore; non possiamo fare a meno dei suoi servizi". L'ideologo prenazista von Bernhardi annotava: "La guerra è una necessità biologica… decide in modo biologicamente giusto, perché le sue decisioni poggiano sulla natura vera delle cose".27

Con queste interpretazioni della "natura" e dell'evoluzionismo, Darwin è stato fortemente travisato. Infatti la "lotta per la sopravvivenza" nella teoria darwiniana è una lotta fra una specie e un'altra e non una lotta sanguinosa fra i membri di una stessa specie. Alberto Giovanni Biuso, riferendosi agli studi dell'etologo Konrad Lorenz28, scrive a questo proposito:


"Tutti i grandi predatori hanno dovuto sviluppare, nel corso della filogenesi, una radicale inibizione a usare le loro potenti armi naturali contro membri della stessa specie, pena l’inevitabile estinzione. Un lupo, ad esempio, non ucciderà mai un altro lupo che gli offre la gola in segno di sottomissione, e basterebbe un semplice morso. Qui l’inibizione è fortissima e agisce sistematicamente".29


L'uomo è invece uno dei pochi animali che uccide i suoi simili e non è una cosa così "naturale" come può sembrare, ma su questo torneremo più avanti. Pertanto Darwin non è stato e non è un teorico della guerra. Anzi proprio Darwin, così citato dai sostenitori della guerra, affermava che


"se l'uomo progredisce nella civilizzazione e le tribù più piccole si uniscono in comunità più grandi, una semplicissima considerazione dirà all'individuo che deve estendere i suoi istinti sociali e le sue simpatie a tutti i membri della stessa nazione. Arrivato a questo punto resta solo una barriera artificiale che lo trattiene dall'estendere la sua simpatia a tutti gli uomini, a tutte le razze"30.


Oggi è quindi necessario rivisitare Darwin e vedere - all'interno del suo schema della "lotta per la sopravvivenza" - la questione della tutela del Pianeta e della salvaguardia dell'umanità dall'autodistruzione. La lotta dell'umanità è oggi infatti una lotta contro i propri limiti culturali e l'evoluzione non avviene più in termini "razziali" ma culturali. L'umanità rischia di scomparire non per debolezza fisica ma per l'eccessiva forza non accompagnata dalla consapevolezza. Nella lotta per l'evoluzione l'antagonista è la stupidità di Rambo che distrugge il Pianeta. Annota Alberto Giovanni Biuso:


"La concorrenza sfrenata fra gli uomini per l’utilizzo delle risorse rischia, infatti, di cacciare l’evoluzione in un vicolo cieco non-funzionale e dunque potenzialmente autodistruttivo".31



Il cane non uccide il cane, l'uomo uccide l'uomo: siamo superiori?


Scrive il sociologo Fabrizio Battistelli:


Gli scienziati che studiano il comportamento animale, gli etologi hanno messo in luce che l’uomo è l’unica creatura che, in modo regolare, aumenta la propria aggressività non solo nei confronti di specie diverse ma all’interno della specie cui appartiene”.


Se si esclude l'uccisione dei cuccioli o rituali legati all'accoppiamento, è davvero difficile trovare casi di "assassinio" all'interno di una stessa specie. Le zuffe, le sfide e i duelli portano ad un vincitore e ad un vinto (a volte ferito) senza però che lo scontro si concluda con la morte di uno dei due contendenti. L'istinto di autoconservazione animale porta ad un uso della violenza canalizzato - nelle sue forme estreme - verso l'esterno: l'animale uccide un animale di un'altra specie (violenza intraspecifica), raramente della stessa specie (violenza interspecifica).

All'interno delle specie animali è rarissimo riscontrare "guerre" che indeboliscano le prospettive di vita. Nel corso della storia umana l'autodistruttività è enormemente superiore a quella delle altre specie. Nessuna specie - tranne l'uomo - mette a rischio se stessa. La storia umana è una sequela di situazioni che gli animali non capirebbero con il loro "buon senso".

Come può accadere che l’uomo, uccidendo sistematicamente membri della propria specie mediante la guerra, si discosti in modo così significativo dal comportamento “istintivo” ad esempio dei cani per cui vige il detto “can non mangia cane”?

Spiega Fabrizio Battistelli:


Per conseguire questa paradossale capacità, afferma l’etologo tedesco Iraneus Eibl-Eibensfeldt allievo di Konrad Lorenz, l’uomo arriva a disumanizzare il nemico che, per essere ucciso in guerra deve venire percepito come appartenente a una specie diversa”32.


Non c'è da stupirsi quindi se Konrad Lorenz arrivi a dire che “c’è del marcio nella specie Homo Sapiens”.33 Scrive Alberto Giovanni Biusio:

"Eibl-Eibesfeldt distingue anzitutto fra l’aggressività in generale - che è fenomeno biologico, individuale e interno al gruppo - e la guerra, la quale rappresenta invece un prodotto dell’evoluzione culturale. Il paradosso, rispetto a tante semplificazioni e pregiudizi antietologici, è che “al filtro di norme biologiche, che anche nell’uomo costituisce un freno alla distruttività, viene sovrapposto un filtro di norme culturali, che impone di uccidere” (Eibl-Eibesfeldt, Etologia della guerra, pag. 129). In quanto fenomeno storico, la guerra è quindi superabile e la pace mondiale non è soltanto una bella utopia, a patto che della guerra si comprendano funzione e struttura".34

Pertanto quando si dice che "si è uomini e non bestie" - indicando nella "umanità" una condizione di civilizzazione e quindi di superamento della violenza bestiale - si ripete un luogo comune a cui non corrisponde un'effettiva civile "superiorità" dell'uomo sugli altri animali. Nella realtà, quindi, la "civiltà" non ha modificato in meglio il rapporto dell'uomo con la violenza. La "civiltà" ha dato giustificazioni culturali alla violenza, facendola apparire "giusta" oltre che "necessaria" al perseguimento di un fine, aumentandone la potenza e l'organizzazione sia sotto il profilo tecnico che ideologico.

Da questo punto di vista l'"umanesimo" (quello tradizionale e letterario) ha creato attorno all'uomo un'atmosfera culturale di sacralità artificiale, un'autocelebrazione della "centralità" dell'uomo. Per far progredire l'uomo occorrerà forse tornare invece - per quanto ciò possa apparire paradossale - alla "bestia", in modo che i conflitti siano risolti senza uccisioni intra-specifiche.


1   2   3   4   5   6   7   8   9   ...   51

Похожие:

Percorsi alternativi alla guerra e alla violenza dall’antichità a oggi icon1. Organico assegnato e altri collaboratori alla ricerca afferenti alla struttura

Percorsi alternativi alla guerra e alla violenza dall’antichità a oggi icon1. Organico assegnato e altri collaboratori alla ricerca afferenti alla struttura

Percorsi alternativi alla guerra e alla violenza dall’antichità a oggi icon1. Organico assegnato e altri collaboratori alla ricerca afferenti alla struttura

Percorsi alternativi alla guerra e alla violenza dall’antichità a oggi icon1. Organico assegnato e altri collaboratori alla ricerca afferenti alla struttura

Percorsi alternativi alla guerra e alla violenza dall’antichità a oggi iconEmendamenti alla paa n. 14/10 – allegato a

Percorsi alternativi alla guerra e alla violenza dall’antichità a oggi iconDell’abbonamento alla rivista di servizio sociale

Percorsi alternativi alla guerra e alla violenza dall’antichità a oggi iconDell’abbonamento alla rivista di servizio sociale

Percorsi alternativi alla guerra e alla violenza dall’antichità a oggi iconLa stampa Italiana, dalla Liberazione alla crisi di fine secolo

Percorsi alternativi alla guerra e alla violenza dall’antichità a oggi iconAlla cetra (М. Глинка Н. Кукольник)
Ах люби меня без размышлений (Ю. Блейхман; А. Дюбюк; Э. Направник и др. А. Майков)
Percorsi alternativi alla guerra e alla violenza dall’antichità a oggi iconAttn: cliccando direttamente, o con invio+ctrl, si perviene alla voce voluta tra quelle dell’Indice

Разместите кнопку на своём сайте:
Библиотека


База данных защищена авторским правом ©lib.znate.ru 2014
обратиться к администрации
Библиотека
Главная страница