Percorsi alternativi alla guerra e alla violenza dall’antichità a oggi




НазваниеPercorsi alternativi alla guerra e alla violenza dall’antichità a oggi
страница2/51
Дата06.09.2012
Размер1.54 Mb.
ТипДокументы
1   2   3   4   5   6   7   8   9   ...   51

Per favorire la libera circolazione della cultura, è consentita ad uso personale dei lettori e a scopo di studio la diffusione e riproduzione di questo volume, parziale o totale, purché non a scopo commerciale.1


Le informazioni contenute in questo libro si possono pertanto diffondere secondo tali modalità citandone gli autori (Alessandro e Daniele Marescotti) e la fonte (PeaceLink). E’ gradita una notifica all’indirizzo d.marescotti@peacelink.org


La scelta di non seguire il solco del classico copyright commerciale è un invito a tutti gli storici affinché mettano a disposizione di tutti le loro conoscenze, favorendo così la massima circolazione dell’informazione. Se un intellettuale è mosso dall’ideale della massima diffusione della conoscenza, dovrebbe rinunciare alla classica difesa del copyright commerciale, seguendo la scia del copyleft2 di Linux3 e favorendo così la scrittura collettiva e la condivisione della ricerca. Tutto ciò va oggi sotto il nome di open publishing, definizione derivata dall’open source di Linux. Se invece lo scopo è il guadagno e la ricerca è solo un mezzo per conseguire tale fine allora è onesto che ogni intellettuale lo metta bene in chiaro.4 A tal proposito dovrebbe essere sempre ricordato5 l’esempio dello scienziato Sabin che riuscì a mettere a punto un vaccino contro la poliomielite e rifiutò di brevettarlo per consentirne la più ampia diffusione possibile. A cosa dovrebbe mirare la cultura della pace – e la sua storia - se non proprio a fungere da “vaccino” contro la guerra? Ecco perché appare contraddittorio imporre (o autoimporre con un copyright di concezione commerciale) dei limiti alla diffusione dei libri che si propongono scopi universali, come la promozione della pace.

Ciò non significa la rinuncia al giusto compenso per il lavoro svolto. Ciò non significa l’appropriazione del lavoro altrui o addirittura la sua commercializzazione abusiva. Il copyright oggi non è la difesa di un legittimo diritto ma un argine alla socializzazione della cultura e quindi è un limite all’accesso alle informazioni basato sul censo.

La storia di Linux dimostra come il copyleft offra potenzialmente più occasioni di lavoro del copyright.

Per quanto riguarda i libri, una volta venuta meno la necessità della carta, non ha più senso porre multe e punizioni a chi non vuole comprare carta ma vuole leggere i bit.

La remunerazione del lavoro svolto – per chi vive del lavoro intellettuale - dovrà avvenire in altre forme legate alla partecipazione a progetti, seminari, ricerche, collaborazioni con scuole e università. Ma non scompariranno i libri di carta, per la loro praticità, e con essi le case editrici e la giusta remunerazione per autori ed editori. Ciò tuttavia non va confuso con il copyright che oggi assume sempre più il volto di un freno e di una coercizione.


Per quanto riguarda invece questo libro abbiamo pensato di abbinare alla dizione di copyleft anche quella di careware. Che cosa significa? “Careware” è un software diffuso senza fini di lucro, ma per sostenere azioni di pace e di solidarietà. “I care” (io ho a cuore) era la scritta di don Milani sulla sua scuola a Barbiana. E “careware” significa appunto “software per la solidarietà”.

Chi usa questo libro è pertanto invitato a effettuare un libero versamento sul ccp 13403746 intestato all’Associazione PeaceLink, casella postale 2009, 74100 Taranto. Nella causale può scrivere “libero versamento a PeaceLink per l’educazione alla pace”. Useremo i contributi per azioni di pace e di solidarietà, in particolare per riprodurre in più copie questo libro e potenziare la diffusione dell’educazione alla pace nelle scuole. Il “careware” non è un obbligo, è solo un invito e un impegno a compiere un gesto positivo in coerenza con i contenuti di questo libro.


Premessa

Chi non ha memoria non ha futuro.


Centodieci milioni di persone il 15 febbraio 20036 hanno manifestato nel mondo per la pace, riempiendo le piazze di 603 grandi città del mondo. Il New York Times del 16 febbraio 2003 scrisse che ci "sono due superpotenze sul pianeta: gli Stati Uniti e l'opinione pubblica mondiale". Questo soggetto storico può contare se prende coscienza di sé e della propria storia. E’ venuto pertanto il momento di ricercare nel passato – e in modo sistematico - le radici culturali e ideali di questo movimento. Ogni soggetto collettivo che cambia la storia, prima o poi scrive la propria storia, come è accaduto per il movimento dei lavoratori o quello delle donne.

Fino ad ora è prevalsa l’idea che il movimento per la pace sia un movimento con grandi ideali ma con poca forza. Alla nonviolenza si è affidato il compito ingrato della testimonianza significativa ma priva di efficacia, una sorta di poesia della storia utile a far sognare ma non a cambiare la storia. La grande maggioranza degli storici ha pertanto visto nella nonviolenza una concezione morale astratta e incapace di basarsi su mezzi concreti. La forza materiale è stata considerata l’arma da sola non sufficiente ma comunque indispensabile per trasformare la storia. I “profeti disarmati”, come sosteneva Machiavelli riferendosi al Savonarola, vanno in rovina. E se la nonviolenza rappresenta l’ottimismo della volontà, il pessimismo della ragione consiglia mezzi ben più realistici. Questo è stato il punto di vista della storiografia dominante, sia a destra sia al centro sia a sinistra. Fra gli storici è quindi prevalso quel “principio di economia” per il quale un problema irrisolvibile non è un problema; la nonviolenza è stata considerata alla pari dell’assurdo tentativo di sollevare gli oggetti con il pensiero; ritenendo quindi inutile prendere in considerazione strade impossibili – come ad esempio quella di cambiare la storia con la nonviolenza - moltissimi storici hanno ignorato il problema, non se lo sono neppure posto in termini di ricerca.

Ma oggi le cose sembrano cambiare sia per l’acquisizione di nuove conoscenze sia per la crescita di una nuova sensibilità culturale sia per la consapevolezza diffusa dell’urgenza di ripensare il futuro e sconfiggere la prospettiva di una “guerra infinita”. Ogni generazione, com’è giusto che sia, riscrive e ripensa la storia a seconda delle domande che il suo presente le suggerisce.7 E quindi oggi che la guerra sembra ritornare al centro della storia e cronicizzarsi non per accidente ma per scelta emergono domande sul passato da cui dipendono le nostre stesse convinzioni sul futuro. Se la guerra è stata una costante storica, se i cattivi hanno imposto ai buoni di fare le guerre e ne è derivata una scelta obbligata (“la pace si fa in due”, è il ritornello delle vigilie di guerra), se quindi la guerra è spesso stata di fatto inevitabile e irrinunciabile in quanto male minore rispetto ad una pace sinonimo di resa al nemico, allora è tutto chiaro: che senso ha progettare un futuro di pace basato sulla nonviolenza? Meglio allora sarebbe pensare ad una pace proposta e difesa sulla punta dei propri missili, una pace portata dagli eserciti. Se il passato ci insegna una pace inevitabilmente armata e magari anche aggressiva allora non ha senso pensare ad un futuro che sfugga alla necessità storica di cui il passato ci fornirebbe ogni insegnamento. La storia ci ammaestra per il futuro.

Ecco: qui sono racchiuse le ragioni della storia della pace. Le ragioni della sua necessità. La storia come ritorno al futuro. La storia come giornalismo volto al passato ma con la passione concentrata su una domanda forte di prospettiva.

La storia della pace ci può aprire fronti di riflessione ancora mantenuti su bassi profili. Essa ci pone domande stringenti sulle conseguenze che in passato ha avuto la guerra, su quale è stato il bilancio in termini di “costi” e di “benefici”, sulle alternative possibili, anche se Benedetto Croce rifiutava la “storia dei se” in quanto ciò che è accaduto, sosteneva, non può essere ridiscusso con dei “se… allora…”.

E tuttavia, nonostante l’opposizione di una filosofia della storia di tal tipo, occorre costruire percorsi nuovi che superino la logica del “ciò che è reale è razionale” per capovolgerla anche a volte in “ciò che è reale è irrazionale”. La storia della stupidità, dell’idiozia, del fanatismo, della cieca obbedienza si sono pagate con il sangue e la sofferenza, specie quando sono arrivate al potere e hanno costruito un consistente ed efficace strumento militare. E’ ora di aggiungere alla storia nuovi posti di osservazione da cui scorgere e ricercare nuove informazioni e nuove logiche di comparazione fra le informazioni.

In tal modo l’”efficacia” della guerra - e del ricorso alla violenza in generale - può essere compresa, smontata e criticata storicamente con l’occhio volto al progetto di futuro che il movimento per la pace auspica. La critica storica fa uscire gli auspici dal campo delle speranze per basare il discorso invece su elementi effettivi, verificati e verificabili. In tal senso la “realtà effettuale” di cui parla Machiavelli costituisce un banco di prova su cui testare la propria idea di futuro.

Si pone perciò oggi il problema di cercare per il futuro vie nuove di pace studiando il bilanci delle guerre passate e le loro ripercussioni sull’umanità. Quei bilanci e quelle ripercussioni sono quantificabili e documentabili, sono raccontati con dovizia di particolari. Il quadro finale della storia delle guerre non è positivo per il passato. E quindi non è proponibile per il futuro.

Questo limpido principio allora ci spinge a ridisegnare la geometria interpretativa della storia e a definire una storia della pace intesa come coscienza dialettica della storia della guerra; la storia della pace diviene così non solo un debito di onestà verso il passato ma un elemento di comprensione essenziale del futuro.

Se la ricerca storica offre elementi per valutare non solo il passato ma anche in un certo senso (per lo meno sotto il profilo metodologico) il futuro che stiamo costruendo allora – rispetto ad un futuro di guerre infinite - occorrerà sempre più indagare le guerre del passato, svelarne le ideologie, gli strumenti di propaganda, gli stereotipi, tutti tremendamente attuali data la memoria corta dell’opinione pubblica. La storia della pace deve essere anche storia della sofferenza militare e delle conseguenze impreviste (od occultate) che la guerra ha comportato. Pertanto in questa storia non si fa un’astratta scelta di tutto ciò che è pace dimenticando ciò che è stata la guerra. Guerra e pace, violenza e nonviolenza, oppressione e diritti umani sono due volti della stessa dialettica. Il conflitto, se visto come problema, non ha una sola soluzione, quella violenta o militare. La ricerca storica ha il compito di indagare su come gli uomini hanno nei secoli elaborato nuovi strumenti per risolvere i conflitti. Questa storia è pertanto un tentativo di analizzare il conflitto storico dal punto di vista di quei centodieci milioni di persone che immaginano un futuro diverso.

Chi leggerà questo libro avrà infine chiara un’idea: la nonviolenza non è stata rinuncia alla lotta e al sacrificio. Non è stata una vigliacca ritirata di fronte ai violenti. E’ stata viceversa una continua lotta e un continuo sacrificio che – a differenza della guerra – ha aiutato anche gli “avversari” nella ricerca di un futuro e di un’esistenza più umana. La nonviolenza, quando ha vinto, ha pututo “convincere”, ha cioè permesso di far vincere entrambi i protagonisti del conflitto.


La storia che è qui presentata fa parte di quella nuova generazione di storia che viene definita “storia sociale”; una storia cioè che si sforza di dare diritto di parola non solo ai sovrani, ai regnanti o ai potenti di turno ma anche alla gente comune delle cui sofferenze e aspirazioni si compone il passato. Una volta quindi che il passato ha fornito i presupposti per rivolgersi alla storia con nuove domande, molte altre carte d’archivio, che prima erano considerate non interessanti, hanno incominciato a parlare.8

Man mano che questa storia è stata scritta – diventando un “laboratorio” in cui fare scoperte inaspettate – è emerso un dubbio: la peace history può essere solo una “storia settoriale” o può diventare anche un nuovo punto di vista storiografico? La natura interdisciplinare della storia della pace ne rende globale l’oggetto. E stimola a creare metodologie di analisi, quadri interpretativi e “punti di vista” con cui guardare a tematiche che con la cultura della pace non hanno nulla a che fare, così come la critica marxista è arrivata ad occuparsi di Dante o di Machiavelli che con il marxismo nulla avevano a che fare. Il rischio da evitare è quello di portare nel passato schemi interpretativi validi per il presente. Non si può ad esempio cercare alcun “pacifismo” nell’Iliade o nell’Odissea. E tuttavia, tenuto conto dei rischi di interpretazione del passato con le categorie del presente, rimane il fatto che la guerra – come protagonista della storia – ha generato sempre profondi interrogativi e reazioni di autotutela negli uomini. La guerra ha sempre evocato dialetticamente il suo opposto, l'opposizione alla guerra e con essa il sentimento della pace. Tale sentimento è diventato, con il crescere della distruttività della guerra, un movimento organizzato (per alcuni) ed un desiderio di pace diffuso (per molti). Le radici di questa espulsione della guerra dalla vicenda umana sono l’oggetto della storia della pace.


Introduzione didattica


Un'altra storia è possibile

di Alessandro Marescotti


Questa storia della pace nasce da una percorso educativo concreto, non da un isolata ricerca. Spesso le note a piè di pagina rimandano a materiali di facile reperibilità, come siti Internet e libri scolastici.

Proverò ad enucleare le linee guida di questa esperienza in modo da poterne definire il profilo didattico.9


"La storia spiegata a mio figlio"


In un primo tempo avevo pensato ad un titolo del tipo "la storia della pace spiegata a mio figlio" ma poi mi sono convinto che era una storia "ricercata assieme" e da qui è nata l'idea di costruire su Internet un ambiente di cooperative learning per espandere questa opera di ricerca condivisa.


La dimensione emotiva della condivisione


PeaceLink nel 1999 ha pubblicato su pagine web una "Storia della nonviolenza e dei diritti umani" che avevo cominciato a scrivere nel 1991 subito dopo il trauma della prima guerra in Iraq. Nel corso degli anni questa storia della pace l'ho riletta e riscritta con i miei studenti e infine anche con mio figlio quando ha incominciato ad essere pronto ad essere realmente interessato e a recepirla con un'adeguata motivazione interiore.

Condividere con mio figlio e i miei studenti questa ricerca è stata un'esperienza particolare, come poter condividere la musica, una partita di pallone o una serata assieme.

La storia della pace in tal modo è stata arricchita e rielaborata. Ora è diffusa mediante un file scaricabile da Internet10: è un libro elettronico che può essere letto e stampato gratuitamente. Il risultato è solo una piattaforma di partenza per un'ulteriore ricerca.


Solo una storia settoriale?


E' necessario infatti lavorare in gruppo per raccogliere nuovi esempi di storie alternative alla guerra, a conferma che "un'altra storia è possibile". La storia della pace può crescere e oltrepassare l'ambito ristretto di "storia settoriale" per diventare un approccio complessivo alternativo di tipo storiografico. Alle tradizionali correnti storiografiche, ora in crisi assieme alle ideologie classiche, occorre affiancare dialetticamente una nuova impostazione storiografica che faccia proprie le culture e le aspirazioni del movimento che oggi nel mondo costituisce l'unica alterativa all'impero del denaro e delle armi.


1   2   3   4   5   6   7   8   9   ...   51

Похожие:

Percorsi alternativi alla guerra e alla violenza dall’antichità a oggi icon1. Organico assegnato e altri collaboratori alla ricerca afferenti alla struttura

Percorsi alternativi alla guerra e alla violenza dall’antichità a oggi icon1. Organico assegnato e altri collaboratori alla ricerca afferenti alla struttura

Percorsi alternativi alla guerra e alla violenza dall’antichità a oggi icon1. Organico assegnato e altri collaboratori alla ricerca afferenti alla struttura

Percorsi alternativi alla guerra e alla violenza dall’antichità a oggi icon1. Organico assegnato e altri collaboratori alla ricerca afferenti alla struttura

Percorsi alternativi alla guerra e alla violenza dall’antichità a oggi iconEmendamenti alla paa n. 14/10 – allegato a

Percorsi alternativi alla guerra e alla violenza dall’antichità a oggi iconDell’abbonamento alla rivista di servizio sociale

Percorsi alternativi alla guerra e alla violenza dall’antichità a oggi iconDell’abbonamento alla rivista di servizio sociale

Percorsi alternativi alla guerra e alla violenza dall’antichità a oggi iconLa stampa Italiana, dalla Liberazione alla crisi di fine secolo

Percorsi alternativi alla guerra e alla violenza dall’antichità a oggi iconAlla cetra (М. Глинка Н. Кукольник)
Ах люби меня без размышлений (Ю. Блейхман; А. Дюбюк; Э. Направник и др. А. Майков)
Percorsi alternativi alla guerra e alla violenza dall’antichità a oggi iconAttn: cliccando direttamente, o con invio+ctrl, si perviene alla voce voluta tra quelle dell’Indice

Разместите кнопку на своём сайте:
Библиотека


База данных защищена авторским правом ©lib.znate.ru 2014
обратиться к администрации
Библиотека
Главная страница